Al Policlinico Tor Vergata di Roma, il 3 aprile 2026, si è svolto un intervento chirurgico innovativo che segna un passo significativo nella cura dei pazienti affetti da tumore della vescica. Questo doppio intervento, che ha visto la realizzazione di una cistectomia robotica con ricostruzione di neovescica ortotopica e l’impianto simultaneo di una protesi peniena idraulica tricomponente, potrebbe stabilire un nuovo standard nella gestione integrata di queste patologie.
Un intervento senza precedenti
Il professor Pierluigi Bove, direttore dell’Unità di Chirurgia robotica del Policlinico Tor Vergata, e il professor Gabriele Antonini, esperto di fama mondiale nell’impianto di protesi peniene, hanno guidato questa operazione su un paziente settantenne affetto da tumore vescicale infiltrante non metastatico. L’intervento ha comportato l’asportazione della vescica e della prostata, seguita dalla ricostruzione di una neovescica ortotopica e dall’impianto della protesi peniena. Questo approccio integrato non solo garantisce una radicalità oncologica, ma affronta anche una delle complicanze più comuni e invalidanti di tali interventi, ovvero la disfunzione erettile.
I medici hanno evidenziato che il paziente, che ha già ricevuto dimissioni, sta bene. Questo intervento rappresenta un cambiamento significativo nella pratica chirurgica, mirando a migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici, che spesso si trovano a dover affrontare difficoltà non solo fisiche ma anche psicologiche.
Le implicazioni dell’innovazione chirurgica
Il professor Bove ha sottolineato l’importanza della chirurgia robotica, che consente di eseguire interventi con un elevato grado di precisione, aumentando i margini di sicurezza e riducendo il rischio di recidive. “La rimozione combinata di vescica e prostata rendeva quasi inevitabile un deficit erettile severo“, ha dichiarato, evidenziando come l’innovazione dell’impianto contestuale della protesi peniena possa prevenire l’accorciamento del pene, una complicanza spesso trascurata della chirurgia pelvica oncologica.
Il professor Antonini ha aggiunto che questa strategia evita anche il lungo intervallo tra l’intervento oncologico e un eventuale secondo intervento per il recupero della funzione sessuale. Tale intervallo può avere effetti devastanti sulla salute mentale e sulla qualità della vita dei pazienti, già provati da un percorso oncologico complesso.
Costi e accesso alle cure
Il Policlinico Tor Vergata ha messo in evidenza come questo approccio non solo riduca il bisogno di un secondo intervento chirurgico, ma ottimizzi anche le risorse del sistema sanitario. Attualmente, molti pazienti seguono lunghi protocolli riabilitativi con farmaci orali, il cui costo può superare di tre volte quello dell’impianto protesico definitivo.
I chirurghi hanno affermato che è fondamentale garantire a tutti i pazienti del Servizio sanitario nazionale l’accesso a questo tipo di dispositivo, auspicando che venga incluso nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). “Così come per le donne è ormai consolidato il diritto alla ricostruzione mammaria immediata, anche gli uomini dovrebbero poter accedere a una ricostruzione funzionale immediata“, hanno affermato.
Un passo avanti per la chirurgia italiana
Questo intervento non solo rappresenta una prima assoluta nella storia della medicina, ma dimostra anche l’eccellenza della chirurgia italiana. La combinazione di chirurgia robotica avanzata e ricostruzione urologica funzionale pone i professionisti italiani ai vertici internazionali. La riuscita dell’operazione conferma l’abilità dei chirurghi italiani nell’innovare e offrire soluzioni terapeutiche complete, che uniscono efficacia oncologica e qualità della vita. La realizzazione di interventi di questo tipo rafforza ulteriormente il ruolo dell’Italia come punto di riferimento globale nella chirurgia robotica e nella ricostruzione urologica.
