La recente ricerca intitolata ‘Le dipendenze digitali tra i minori’ è stata presentata a Roma il 15 marzo 2025, promossa dall’Associazione Isma e realizzata dall’Istituto Piepoli. Questo studio ha coinvolto 500 genitori di ragazzi di età compresa tra i 6 e i 18 anni residenti nella regione Lazio. I risultati evidenziano come il mondo digitale sia diventato una componente fondamentale della vita quotidiana, sia in ambito familiare che scolastico. Tuttavia, genitori, educatori e professionisti della salute segnalano un aumento delle difficoltà nel gestirne l’utilizzo. La ricerca sottolinea che l’83% dei minori utilizza abitualmente uno smartphone, con percentuali che aumentano significativamente con l’età: dal 65% tra i più piccoli (6-10 anni) al 96% tra gli adolescenti (17-18 anni).
L’importanza della Giornata regionale delle dipendenze
Oggi, 15 marzo, si celebra a Roma la prima edizione della Giornata regionale delle dipendenze, un’iniziativa promossa dall’Asp Ism – Istituti di Santa Maria in Aquiro, su mandato della Regione Lazio. Questo evento segue le tappe precedenti a Viterbo, Frosinone, Rieti e Latina, dove è stata creata una rete di supporto per rafforzare le politiche di prevenzione e inclusione sociale. La Giornata di Roma rappresenta non solo la conclusione di un percorso, ma anche un nuovo inizio per la formazione e la condivisione di buone pratiche.
Il quadro delle dipendenze digitali
La ricerca evidenzia anche come le attività online cambino con l’età: i più giovani tendono a dedicarsi a videogiochi e video, mentre gli adolescenti mostrano un crescente interesse per chat e social network, raggiungendo rispettivamente il 71% e il 72% tra i 17-18enni. Le dinamiche familiari sono influenzate dall’uso della tecnologia, con il 40% dei genitori che riporta conflitti con i figli riguardo all’uso dei dispositivi. In particolare, nella fascia di età 11-13 anni, il conflitto sale al 53%. Inoltre, il 56% degli intervistati ammette di utilizzare la tecnologia più di quanto desidererebbe, spesso per motivi lavorativi.
Segnali di disagio e la percezione del rischio
Secondo i dati raccolti, i genitori notano segnali di utilizzo problematico del digitale, come l’uso eccessivo (36% dei casi), irritabilità in assenza di dispositivi (33%), riduzione del sonno (26%), calo del rendimento scolastico (23%) e isolamento sociale (22%). Nonostante questa consapevolezza, le famiglie faticano a riconoscere la vera e propria ‘dipendenza’ nelle loro esperienze dirette. Il 93% dei genitori considera le dipendenze digitali un problema grave, ma solo il 61% ritiene di essere in grado di riconoscere i segnali di dipendenza e il 50% sa a chi rivolgersi in caso di necessità.
Le esigenze di formazione e supporto
La ricerca mette in evidenza che il 47% dei genitori considera la formazione per le famiglie come il principale strumento per affrontare il fenomeno, seguita da interventi scolastici (30%) e supporto psicologico (20%). Tuttavia, solo il 41% si sente supportato dalla scuola, il 36% dagli altri genitori e il 30% dai servizi sanitari. Le famiglie chiedono un approccio educativo che coinvolga tutti gli attori sociali, comprese le scuole e i servizi sanitari, per offrire alternative reali e strumenti per comprendere le emozioni.
Un impegno collettivo per affrontare il problema
Antonio De Napoli, presidente dell’Asp Isma, ha sottolineato l’importanza della Giornata regionale delle dipendenze come risultato di un percorso che ha visto la creazione di una rete territoriale. Le tappe nelle province del Lazio hanno permesso di connettere istituzioni, servizi e associazioni, gettando le basi per un intervento coordinato. De Napoli ha evidenziato che le famiglie sono consapevoli dei rischi legati alle dipendenze digitali, ma spesso si sentono sole e senza strumenti adeguati. Maria Beatrice Baldini, vicepresidente dell’Asp Isma, ha aggiunto che la sfida attuale è quella di integrare gli interventi esistenti per accompagnare i giovani verso un uso più consapevole del digitale e prevenire situazioni di disagio.
