Da Caparezza a Piero Pelù, passando per Phil Collins e Sting, numerosi artisti noti hanno affrontato un disturbo uditivo che, sebbene invisibile, può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana e sulla carriera. Questo disturbo è l’acufene, un rumore percepito in assenza di una fonte sonora esterna, che può manifestarsi come un fischio, un ronzio, un fruscio o un cicalio. Il professor Giancarlo Cianfrone, esperto in Otorinolaringoiatria e Audiologia, nonché fondatore dell’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità e del primo Centro Acufeni in Italia, analizza la situazione attuale e le prospettive future per la diagnosi e il trattamento di questo disturbo.
La diffusione dell’acufene e il suo impatto
Il professor Cianfrone sottolinea che l’acufene è un problema comune, colpendo dal 8% al 10% della popolazione generale, con percentuali che possono arrivare fino al 50% tra coloro che sono esposti a rumori intensi, come i musicisti e i lavoratori in ambienti rumorosi. Inoltre, il 75% delle persone con ipoacusia neurosensoriale, siano esse giovani o anziane, presenta sintomi di acufene. Questo disturbo, spesso trascurato, può generare un notevole disagio e influire negativamente sulla qualità della vita, portando a disturbi psico-emozionali significativi. È frequente che l’acufene si accompagni a un’altra condizione nota come iperacusia, caratterizzata da una particolare intolleranza ai suoni ambientali.
Progresso nella diagnosi e trattamento degli acufeni
Nonostante siano trascorsi oltre duemila anni dalle prime segnalazioni di acufene, il professor Cianfrone evidenzia che ci sono ancora molte lacune nella comprensione e nella gestione di questo disturbo. La sua esperienza di circa 30 anni nel campo ha contribuito a sviluppare protocolli diagnostici e terapeutici, ma le ombre persistono, influenzando l’efficacia dei trattamenti e la soddisfazione dei pazienti. Durante il congresso nazionale della Società Italiana di Audiologia e Foniatria, tenutosi a Bari nel novembre 2025, Cianfrone ha presentato una relazione sulle innovazioni nel campo dell’acufene, con un focus sulla connettività funzionale cerebrale, suscitando grande interesse tra i professionisti del settore.
Strategie diagnostiche e approcci terapeutici
Il professor Cianfrone spiega che esistono protocolli diagnostici che, se applicati con attenzione, possono guidare il medico verso un trattamento efficace. L’acufene è visto come un sintomo generato all’interno del complesso sistema sensoriale, e il primo passo nel trattamento è identificare la causa scatenante. Attraverso un metodo classificativo sviluppato dal Centro Acufeni in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità, è stato introdotto il metodo THoSC (Tinnitus Holistic Simplified Classification). Questo approccio considera diverse origini del disturbo, che possono essere di natura uditiva o somato-sensoriale.
Il futuro dell’acufene secondo le neuroscienze
Le recenti scoperte nel campo delle neuroscienze potrebbero segnare un punto di svolta nella comprensione dell’acufene. Il professor Cianfrone suggerisce che la ricerca si sta spostando verso l’esplorazione della connettività funzionale del cervello, evidenziando come diverse aree cerebrali possano interagire in modi complessi. Le nuove tecniche di neuroimaging, come la risonanza magnetica funzionale e la magnetoencefalografia, stanno aprendo nuove possibilità per identificare biomarker oggettivi dell’acufene. Questi avanzamenti potrebbero portare a trattamenti più mirati e alla capacità di prevedere la risposta individuale ai vari approcci terapeutici.
Il professor Cianfrone conclude che una maggiore comprensione dell’acufene e delle sue molteplici cause potrà migliorare significativamente la qualità della vita di chi ne soffre, aprendo la strada a nuove e più efficaci strategie di intervento.
