La situazione relativa agli uccelli selvatici in Italia è diventata sempre più allarmante, con esperti che avvertono di un potenziale rischio di pandemia legato all’influenza aviaria. La Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (Izs) sta monitorando attentamente ogni segnale di allerta, in un contesto in cui il virus influenzale H5N1 ha mostrato un aumento significativo della sua diffusione tra gli animali. Questo fenomeno preoccupa non solo i virologi e gli epidemiologi dell’OMS Europa e dell’ECDC, ma anche gli allevatori e le autorità sanitarie, che temono una possibile trasmissione del virus all’uomo.
Un virus in espansione
Il virus H5N1 ha dimostrato di avere una capacità di adattamento senza precedenti, viaggiando con gli uccelli migratori e colonizzando diversi continenti. Isabella Monne, dirigente veterinario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, sottolinea che la diffusione del virus è diventata una vera e propria panzoozia, un termine che descrive la sua portata globale simile a quella di una pandemia umana. A novembre 2025, sono stati segnalati casi anche in Oceania, in un’isola sub-antartica appartenente all’Australia, evidenziando la versatilità del virus nel colonizzare vari climi. La situazione attuale richiede una vigilanza costante, poiché il virus si sta diffondendo in modo aggressivo e potrebbe mettere a rischio la salute pubblica.
Definizione di influenza aviaria
L’influenza aviaria è una malattia virale che colpisce principalmente i volatili, in particolare il sottotipo H5N1, che ha mostrato la capacità di trasmettersi dagli uccelli selvatici agli animali domestici come polli e tacchini. Antonia Ricci, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, spiega che il virus ha la potenzialità di effettuare il cosiddetto “salto di specie”, diventando così una minaccia per l’uomo. La sorveglianza attiva e l’interfaccia tra animali e esseri umani sono fondamentali per monitorare eventuali casi di trasmissione e prevenire possibili epidemie. La storia delle pandemie precedenti dimostra che i virus influenzali possono combinarsi e mutare, rendendo la sorveglianza ancora più cruciale.
La situazione attuale in Italia
Attualmente, in Italia, la situazione è sotto controllo, ma rimane preoccupante. Ricci afferma che, sebbene i virus presenti non mostrino caratteristiche particolarmente pericolose per l’uomo, la continua presenza di casi tra gli uccelli selvatici rappresenta un rischio per gli allevamenti. Sono stati registrati circa venti focolai attivi, con la stagione dell’influenza aviaria che raggiunge il suo picco. È essenziale mantenere un monitoraggio costante e attuare misure preventive per limitare la diffusione del virus e proteggere la salute pubblica e animale.
Misure di prevenzione adottate
Calogero Terregino, responsabile del Centro di Referenza Nazionale per l’influenza aviaria, evidenzia l’importanza di misure preventive che iniziano mesi prima dell’arrivo degli uccelli migratori. Queste misure includono la collaborazione tra le regioni, il Ministero della Salute e le aziende avicole per regolare gli accasamenti e ridurre la densità degli allevamenti. La sorveglianza ravvicinata è prevista nelle aree a maggior vocazione avicola, con prelievi periodici negli allevamenti di pollame. Qualora venga individuato il virus, si attuano misure di contenimento rigorose, tra cui l’abbattimento degli animali infetti e la distruzione di prodotti contaminati, in conformità con le normative europee.
Monitoraggio su altre specie
È fondamentale una stretta collaborazione tra allevatori e veterinari per garantire la biosicurezza e la prevenzione dell’influenza aviaria. Terregino sottolinea che il rischio per l’uomo è attualmente considerato basso, ma ci sono segnali di mutazione del virus che potrebbero ampliare il suo campo d’azione. Viene effettuata una sorveglianza specifica anche su altre specie animali, come cani e gatti, e il personale degli allevamenti è costantemente monitorato. La consapevolezza del rischio di una nuova pandemia legata all’influenza aviaria ha portato allo sviluppo di vaccini specifici per il settore veterinario, utili per ridurre l’impatto delle epidemie influenzali e proteggere le persone esposte, come allevatori e veterinari.

