Il 4 dicembre 2025, Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC) e direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate dell’Università Federico II di Napoli, ha lanciato un allerta riguardo la crescente incidenza di attacchi cardiaci in Italia. Durante l’86esimo Congresso Nazionale della SIC, che si svolge a Roma fino al 7 dicembre, ha rivelato che circa 600 attacchi cardiaci vengono registrati ogni giorno nel paese, con un preoccupante 50% di questi che si verifica in pazienti senza precedenti storici di malattia cardiovascolare.
La dichiarazione di Filardi ha messo in evidenza la necessità di adottare terapie innovative per questa nuova categoria di pazienti. “L’impiego tempestivo delle terapie più avanzate, in associazione alle statine, potrebbe cambiare il corso della malattia”, ha affermato. La sfida, secondo il presidente, è quella di stabilizzare le placche aterosclerotiche per prevenire i primi infarti, in linea con le nuove linee guida europee sulle dislipidemie.
La necessità di educazione alla salute cardiaca
Filardi ha sottolineato l’importanza di “alfabetizzare” i cittadini riguardo alla salute cardiaca, spostando l’attenzione dalla semplice prevenzione primaria e secondaria a un approccio più integrato. “Il colesterolo LDL elevato rappresenta il fattore di rischio più significativo per gli attacchi cardiaci anche in individui senza storia di eventi acuti”, ha dichiarato Ciro Indolfi, professore straordinario di Cardiologia all’Università di Cosenza e past president SIC. Indolfi ha messo in evidenza che molti pazienti non riescono a ridurre i livelli elevati di colesterolo nonostante l’uso di statine, che sono generalmente ben tollerate.
Recentemente, i risultati dello studio Vesalius-CV, pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, hanno mostrato l’efficacia degli inibitori di PCSK9 in questa popolazione di pazienti. Il trial multicentrico, condotto in 36 paesi, ha coinvolto 12.300 pazienti che non avevano mai avuto eventi cardiovascolari e che erano già in trattamento con statine. “L’evolocumab, un anticorpo monoclonale inibitore di PCSK9, ha dimostrato di ridurre significativamente il rischio di infarto e ictus in questi pazienti”, ha spiegato Indolfi, evidenziando l’importanza di questa scoperta per la prevenzione primaria a livello globale.
Le sfide nella gestione del colesterolo
Durante il congresso, i cardiologi della SIC hanno evidenziato che il raggiungimento degli obiettivi di colesterolo LDL rimane una sfida complessa nella pratica clinica. Gianfranco Sinagra, presidente eletto della SIC, ha messo in luce l’inerzia terapeutica che continua a persistere tra i pazienti. I dati real-world dell’EuroAspire VI, un programma multicentrico della Società Europea di Cardiologia, mostrano che solo il 16,8% dei pazienti ad alto rischio raggiunge il livello soglia di 70 mg/dL per il colesterolo LDL, mentre solo l’8% dei pazienti ad altissimo rischio scende al di sotto del valore target di 55 mg/dL.
Un fattore significativo che ostacola il trattamento efficace delle dislipidemie è la scarsa aderenza alle terapie, spesso attribuita a una presunta intolleranza alle statine, che risulta essere reale solo nel 5-6% dei casi. La SIC ha proposto l’introduzione di una nuova pillola anti-colesterolo da assumere una volta al giorno, che rappresenterebbe un passo avanti nella gestione della salute cardiaca. Questo nuovo farmaco, chiamato enlicitide, ha dimostrato di ridurre il colesterolo LDL di oltre il 50% negli studi di fase 3, con un profilo di sicurezza simile al placebo.
La disponibilità di un inibitore di PCSK9 in forma orale potrebbe migliorare l’aderenza alla terapia, rendendo più semplice la somministrazione per i pazienti e aprendo nuove strade per la prevenzione delle malattie cardiovascolari in futuro.

