Alzheimer: avviato lo studio su un innovativo test del sangue per diagnosi precoce

Nuovo test ematico per la diagnosi dell’Alzheimer analizza cambiamenti strutturali delle proteine, migliorando la comprensione della malattia e differenziando tra uomini e donne.

I ricercatori hanno recentemente sviluppato un innovativo test ematico in grado di valutare i cambiamenti strutturali delle proteine, offrendo una nuova prospettiva diagnostica per la malattia di Alzheimer. Questo studio, finanziato dai National Institutes of Health (Nih), è stato pubblicato sulla rivista scientifica ‘Nature Aging’ e rappresenta un passo significativo nella comprensione delle differenze biologiche legate al genere nella patologia.

Nuovo test per la diagnosi dell’Alzheimer

Il 1° marzo 2026, Richard Hodes, direttore del National Institute on Aging (Nia), ha presentato i risultati di questo studio durante una conferenza stampa. Il test innovativo analizza i cambiamenti strutturali delle proteine nel sangue, fornendo informazioni più dettagliate rispetto ai tradizionali esami ematici. Hodes ha sottolineato come questo approccio possa migliorare la diagnosi precoce e la gestione della malattia, evidenziando il potenziale di identificare biomarcatori associati al rischio genetico e alla gravità dei sintomi, differenziando tra uomini e donne.

La maggior parte dei test attuali si limita a misurare la quantità di una specifica proteina legata all’Alzheimer. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che la disfunzione cellulare provoca un ripiegamento anomalo delle proteine, che potrebbe essere identificato attraverso un’analisi più approfondita. Questo studio si propone di colmare questa lacuna, esaminando se i cambiamenti strutturali nelle proteine possano fornire informazioni cruciali sui meccanismi della malattia.

Il focus della ricerca

Per approfondire queste tematiche, il team di ricerca ha analizzato campioni di plasma sanguigno di 520 partecipanti, tra cui pazienti con Alzheimer diagnosticato, individui con lieve deterioramento cognitivo e soggetti sani. I volontari hanno partecipato a studi condotti presso gli Alzheimer’s Disease Research Centers situati in Kansas e California, dove sono stati monitorati annualmente.

Utilizzando tecniche avanzate come la spettrometria di massa e l’apprendimento automatico, gli scienziati hanno potuto identificare i cambiamenti nella struttura proteica associati al rischio genetico di Alzheimer, in particolare per quanto riguarda le varianti del gene ApoE. Hanno anche osservato come questi cambiamenti siano correlati alla gravità dei sintomi neuropsichiatrici, notando differenze tra i sessi.

Un pannello diagnostico innovativo

Il team ha sviluppato un pannello diagnostico composto da tre proteineC1QA, CLUS e ApoB – che rappresentano i cambiamenti strutturali legati all’Alzheimer. Questo pannello si è dimostrato efficace nel distinguere tra Alzheimer, deterioramento cognitivo lieve e soggetti sani, permettendo di monitorare la progressione della malattia nel tempo.

John Yates, autore principale dello studio e professore di Biologia strutturale e computazionale integrativa allo Scripps Research Institute di La Jolla, California, ha affermato che il lavoro svolto ha portato alla creazione di un nuovo pannello di biomarcatori. Questi biomarcatori rivelano alterazioni strutturali nelle proteine legate al morbo di Alzheimer, che non possono essere identificate con metodi tradizionali. Questo approccio potrebbe facilitare una diagnosi anticipata e una migliore gestione della malattia.

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