Il ritrovamento di microrganismi adattati al freddo ha stupito i ricercatori coinvolti nello studio della mummia di Ötzi, risalente a oltre 5.000 anni fa. Questo nuovo studio ha rivelato dettagli inediti sulla flora batterica dell’Età del Rame e ha aperto la strada a potenziali applicazioni moderne, come la produzione di birra.
Il ritrovamento di Ötzi e i suoi segreti
Nel settembre del 1991, Oetzi, noto come la mummia del Similaun, venne scoperto tra i ghiacci della Val Senales, in Alto Adige, a un’altitudine di 3.210 metri. Da quel momento, la mummia ha continuato a svelare i suoi misteri, grazie agli studi condotti da scienziati di tutto il mondo. L’ultimo studio, pubblicato sulla rivista Microbiome, si concentra sul microbioma di Ötzi, analizzando i microrganismi che lo hanno accompagnato durante la vita e dopo la morte. La ricerca, condotta da Eurac Research, ha coinvolto l’analisi del ghiaccio e dell’acqua di fusione presente all’interno della mummia, oltre alla raccolta di campioni tramite tamponi. I risultati hanno portato alla creazione di una mappa dettagliata del microbioma di Ötzi, evidenziando la presenza di batteri originari della sua flora intestinale e microrganismi colonizzatori successivi.
Scoperte sorprendenti sui lieviti
Una delle scoperte più significative riguarda la presenza di specie di lievito adattate al freddo, originarie dell’ambiente glaciale, che sono riuscite a persistere sul corpo di Ötzi fino ai giorni nostri. Questi lieviti, definiti ‘super lieviti’, potrebbero avere applicazioni industriali, in particolare nella fermentazione a bassa temperatura, che richiede meno energia. I ricercatori hanno già effettuato un primo esperimento utilizzando questi lieviti per produrre un impasto per il pane. La scoperta ha aperto nuove prospettive di ricerca, suggerendo che i microrganismi adattati al freddo potrebbero essere utilizzati in vari processi industriali.
Il microbioma come finestra sul passato
Il microbioma di Ötzi rappresenta una rara opportunità di esplorare il passato microbico dell’umanità, fornendo uno sguardo sulla flora batterica dell’Età del Rame. I dati riguardanti il tessuto intestinale e il contenuto dello stomaco della mummia erano già stati raccolti in studi precedenti. Inoltre, un campione di terreno dal sito del ritrovamento, congelato durante il recupero di Ötzi nel 1991, è stato analizzato per comprendere le influenze ambientali. I ricercatori hanno identificato il materiale genetico del microbioma intestinale originale, evidenziando somiglianze con i batteri delle prime popolazioni umane, che sono rari nei moderni intestini degli esseri umani.
Un sistema biologico dinamico
I lieviti scoperti sono stati isolati da campioni di pelle, dall’acqua di fusione e dal contenuto dello stomaco. Le analisi genetiche hanno mostrato una parentela con ceppi provenienti da regioni molto fredde, suggerendo che questi lieviti possano essere stati associati alla mummia per millenni. I risultati indicano che tali microrganismi non sono semplici reliquie del passato, ma continuano a esistere in condizioni di conservazione attuali, a -6 gradi Celsius e in alta umidità. Frank Maixner, direttore dell’Istituto per lo studio delle mummie all’Eurac Research, ha sottolineato che la mummia è un sistema biologico dinamico e non una semplice reliquia statica.
Applicazioni future dei lieviti di Ötzi
Dopo il successo del primo esperimento con il pane, i ricercatori stanno già considerando altre applicazioni per i lieviti di Ötzi, come la produzione di birra. Mohamed Sarhan, microbiologo di Eurac Research, ha dichiarato che il processo di coltivazione dei lieviti ha portato a risultati promettenti. La possibilità di utilizzare lieviti attivi a basse temperature potrebbe rivoluzionare la produzione alimentare, riducendo il consumo energetico e facilitando la fermentazione durante il trasporto. La ricerca continua, con l’obiettivo di caratterizzare i lieviti e studiarne le proprietà in modo più dettagliato, aprendo la strada a nuove scoperte nel campo della microbiologia e della produzione alimentare.
