Anziani sempre più isolati e assenza di una strategia nazionale, avvertono gli psicogeriatri sul ‘rischio di fragilità silenziosa’

La solitudine degli anziani in Italia nel 2025: dati allarmanti e mancanza di strategie nazionali per affrontare un problema sociale e sanitario crescente.

L’Italia, nel 2025, si trova ad affrontare una crescente problematica legata alla solitudine degli anziani, un fenomeno che colpisce in modo particolare il nostro Paese. Secondo le statistiche fornite da Eurostat, il 14% degli anziani italiani afferma di non avere nessuno a cui chiedere aiuto e il 12% non ha nessuno con cui confidarsi. Questi dati sono allarmanti, soprattutto se confrontati con la media europea, che si attesta al 6,1%. La mancanza di una strategia nazionale per contrastare la solitudine degli anziani è un aspetto che preoccupa gli esperti, che sottolineano come altri Paesi occidentali abbiano già messo in atto piani mirati, fino a istituire ministeri dedicati, come nel caso del Regno Unito e del Giappone.

Il tema della solitudine sarà al centro del 26° congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (Aip), che si svolgerà a Padova dal 26 al 28 marzo 2026. Questo evento riunirà oltre 600 esperti del settore, tra cui geriatri, psichiatri, neurologi e operatori sanitari, per discutere delle sfide legate alla salute mentale e fisica degli anziani.

La solitudine come problema sociale e sanitario

La solitudine degli anziani non è solo un problema di salute, ma rappresenta una questione sociale di grande rilevanza. Molti anziani vivono in contesti urbani che sono cambiati radicalmente, con la chiusura di negozi di vicinato e la riduzione dei servizi disponibili. Aip sottolinea che in molte città gli anziani si sentono disimpegnati dalla vita, quasi invisibili in quartieri che non riconoscono più. Questo isolamento sociale si accompagna a fragilità economica, poiché gli over 65 rappresentano circa il 24% della popolazione italiana, secondo i dati Istat, e sono tra i più colpiti dall’aumento del costo della vita, spesso con pensioni insufficienti.

Il rischio è quello di lasciare una parte crescente della popolazione in una condizione di fragilità silenziosa, con conseguenze che possono manifestarsi in ambito sanitario, sociale ed economico. La solitudine, infatti, è associata a un incremento del 50% del rischio di demenza e del 30% della mortalità precoce, rendendola uno dei fattori modificabili della demenza, di cui circa il 5% dei casi è attribuibile all’isolamento sociale. Gli esperti avvertono che le persone sole tendono a utilizzare più frequentemente i servizi sanitari, contribuendo a un sovraccarico del sistema.

L’impatto del contesto internazionale

Il contesto internazionale attuale complica ulteriormente la situazione. Secondo Diego De Leo, presidente dell’Aip, la guerra in corso e le tensioni globali generano nei pazienti anziani una percezione di minaccia concreta, simile a quella avvertita prima della Seconda Guerra Mondiale. Questa inquietudine si intreccia con l’isolamento sociale e le difficoltà economiche, aumentando il rischio di ansia, depressione e declino cognitivo.

Il congresso dell’Aip si propone di affrontare queste problematiche con un approccio integrato, ponendo l’accento sulla complessità della persona anziana. Tra i temi trattati ci saranno le nuove terapie per l’Alzheimer e le demenze, la depressione, l’apatia, i disturbi neuropsichiatrici e l’impatto dell’intelligenza artificiale nella cura degli anziani. In particolare, verrà dedicata attenzione al tema della solitudine e alle sue implicazioni cliniche.

La scelta di Padova come sede del congresso non è casuale; la città rappresenta un esempio delle trasformazioni urbane in atto, con centri storici che si svuotano e servizi che si spostano verso le periferie. È, quindi, fondamentale ripensare i modelli di assistenza e inclusione sociale per gli anziani, per garantire una vita dignitosa e attiva a una popolazione sempre più longeva.

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