La recente decisione di Farmacap, l’azienda romana che gestisce le farmacie comunali, di interrompere i rapporti commerciali con il gruppo farmaceutico israeliano Teva ha suscitato forti reazioni. Questa scelta è stata definita da alcuni come un passo grave e irresponsabile, in quanto potrebbe avere ripercussioni significative sulla salute pubblica.
Le dichiarazioni di Stefano Parisi
Il 29 gennaio 2026, il presidente dell’Associazione Setteottobre, Stefano Parisi, ha rilasciato una nota in cui esprime il suo disappunto per la decisione di Farmacap. Secondo Parisi, tale scelta introduce un principio estraneo a qualsiasi sistema sanitario, ovvero l’uso dell’ideologia come criterio nella tutela della salute. “La sanità non dovrebbe essere influenzata da pressioni politiche o ideologiche”, ha affermato, sottolineando che Teva non è un ente governativo o politico, ma una delle principali aziende farmaceutiche a livello mondiale.
Le conseguenze per i pazienti
Parisi ha evidenziato come i farmaci prodotti da Teva siano essenziali per milioni di pazienti, molti dei quali sono fragili o affetti da patologie croniche. La decisione di boicottare un’azienda farmaceutica, secondo il presidente dell’Associazione, non solo danneggia la reputazione della sanità pubblica, ma potrebbe anche compromettere l’accesso ai farmaci per coloro che ne hanno bisogno. L’atto di trasformare una compagnia farmaceutica in un bersaglio politico, ha avvertito, può avere conseguenze devastanti per i pazienti e per il sistema sanitario nel suo complesso.
Un appello alla sanità pubblica
In chiusura, Parisi ha lanciato un appello affinché la sanità pubblica venga sottratta da qualsiasi forma di strumentalizzazione politica. Ha esortato a ristabilire un principio fondamentale: la salute non deve essere oggetto di boicottaggi. “Le farmacie comunali non possono diventare il campo di battaglia di campagne ideologiche che non hanno nulla a che fare con la cura e l’accesso equo ai medicinali“, ha concluso, sottolineando l’importanza di mantenere la sanità al di fuori delle logiche di propaganda e militante.
Questa situazione solleva interrogativi sulla direzione in cui si sta muovendo il sistema sanitario e sul rischio che le decisioni politiche possano influenzare negativamente l’accesso ai farmaci per i cittadini. La questione rimane aperta e merita un’attenta riflessione da parte di tutti gli attori coinvolti.
