Matteo Bassetti, noto infettivologo e direttore del reparto malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha espresso forti critiche nei confronti della gestione della sanità negli Stati Uniti, in particolare sotto l’amministrazione di Donald Trump e del segretario alla Salute, Robert Kennedy Jr. Le sue dichiarazioni sono state rilasciate il 23 gennaio 2026, in un post su X, dove Bassetti ha definito le decisioni statunitensi in ambito medico-sanitario come “lo zimbello del mondo”.
Critiche alla gestione sanitaria statunitense
Bassetti ha sottolineato che l’uscita ufficiale degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) rappresenta la conclusione di un anno caratterizzato da disastri nella gestione della salute pubblica. Secondo il medico, questa scelta è il culmine di una serie di errori commessi dall’amministrazione Trump, che ha visto cambiamenti significativi ai vertici dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (Cdc) e della Food and Drug Administration (Fda).
L’infettivologo ha evidenziato che la gestione dell’epidemia di morbillo è stata disastrosa, con un approccio inefficace da parte delle autorità sanitarie. Ha anche menzionato la guerra dichiarata ai ricercatori e i tagli ai fondi destinati alle istituzioni sanitarie, affermando che l’uscita dall’Oms è solo “la ciliegina sulla torta di grandissime stupidaggini”.
Rischi per la credibilità degli Stati Uniti
Bassetti ha avvertito che, se la situazione non cambia nel 2026, gli Stati Uniti rischiano di perdere la loro credibilità nel campo della salute e della medicina, diventando un Paese considerato fanalino di coda, paragonabile a nazioni africane o sudamericane. Queste dichiarazioni sono state rilasciate in un’intervista all’agenzia Adnkronos Salute, dove ha ribadito la gravità della situazione attuale e l’urgenza di un cambiamento nella gestione sanitaria.
Il medico ha concluso il suo intervento con toni preoccupati, invitando a riflettere sulla direzione in cui si sta muovendo la sanità negli Stati Uniti e sulle implicazioni che queste scelte potrebbero avere non solo per la popolazione americana, ma anche per la salute globale.
