Bonaccorti e il cancro al pancreas: comprensione della malattia e opzioni terapeutiche

La morte di Enrica Bonaccorti e la lotta contro il tumore al pancreas, una neoplasia aggressiva con diagnosi tardiva e alta mortalità in Italia.

Enrica Bonaccorti, nota attrice e presentatrice, è deceduta oggi, 12 gennaio 2025, dopo aver combattuto a lungo contro un cancro al pancreas. Questa forma di neoplasia è considerata tra le più aggressive e complicate da trattare, principalmente a causa della diagnosi tardiva che ostacola il percorso terapeutico. Secondo i dati forniti dagli oncologi del Cipomo (Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri), solo il 20% dei pazienti viene diagnosticato quando la malattia è ancora localizzata, permettendo così l’asportazione chirurgica del tumore, un’operazione che comporta comunque dei rischi. In Italia, ogni anno, si registrano circa 13-14 mila nuovi casi di tumore al pancreas, che rappresenta una delle principali cause di morte per cancro nei Paesi occidentali.

Il pancreas, situato tra stomaco e intestino, ha un ruolo fondamentale nella digestione, producendo enzimi e ormoni come l’insulina, che regola il metabolismo degli zuccheri. I tumori pancreatici possono svilupparsi in diverse aree della ghiandola e presentano caratteristiche biologiche variegate, ma spesso condividono una diagnosi tardiva e un comportamento clinico aggressivo. L’adenocarcinoma pancreatico duttale è la forma più comune, rappresentando circa il 90-95% dei casi, mentre i tumori neuroendocrini pancreatici, sebbene più rari, possono avere un decorso meno aggressivo.

Sintomi poco specifici, difficile riconoscerlo in fase iniziale

La difficoltà nel riconoscere il tumore del pancreas nelle fasi iniziali è una delle principali criticità. Paolo Tralongo, presidente del Cipomo e direttore del dipartimento di oncologia dell’ospedale di Siracusa, sottolinea che i sintomi sono spesso poco specifici e possono manifestarsi solo quando la malattia è già in fase avanzata. Tra i segnali più comuni ci sono il dolore addominale o alla schiena, la perdita di peso involontaria, l’appetito ridotto, la stanchezza persistente e l’ittero, che si manifesta con la colorazione gialla della pelle e degli occhi. La diagnosi tardiva rende il tumore del pancreas uno dei più difficili da trattare, evidenziando l’importanza di potenziare gli strumenti per la diagnosi precoce, sostenere la ricerca e garantire una gestione integrata dei pazienti nelle reti oncologiche regionali, dove si uniscono competenze di chirurgia, oncologia medica, radioterapia e cure di supporto.

Secondo i dati più recenti della Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, nel 2024 sono stati stimati 13.585 nuovi casi di tumore al pancreas in Italia, con 6.873 diagnosi tra gli uomini e 6.712 tra le donne. Il tasso di mortalità non ha mostrato variazioni significative negli ultimi anni, rendendo questo tumore uno dei più letali, con una sopravvivenza a cinque anni che si attesta solo all’11% per gli uomini e al 12% per le donne. La probabilità di vivere ulteriori quattro anni dopo il primo anno dalla diagnosi è di circa il 31% per gli uomini e il 28% per le donne. Attualmente, in Italia si stima che circa 23.600 persone vivano dopo una diagnosi di tumore del pancreas, con una distribuzione equilibrata tra i sessi.

Le persone più a rischio

Le persone maggiormente a rischio di sviluppare il tumore al pancreas sono quelle di età compresa tra i 50 e gli 80 anni. Sebbene sia raro tra coloro che hanno meno di 40 anni, l’incidenza tra adolescenti e giovani adulti dai 15 ai 39 anni è in aumento. Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio modificabile, insieme a un consumo eccessivo di alcol, sedentarietà e esposizione professionale a solventi industriali o derivati del petrolio. L’alimentazione gioca un ruolo cruciale, e ci sono evidenze di un legame tra obesità e rischio di sviluppare questa neoplasia. Inoltre, la familiarità con tumori al pancreas, alla mammella o al colon-retto è un ulteriore fattore di rischio, spesso associato a mutazioni genetiche ereditarie. Circa il 10% dei pazienti presenta una storia familiare di questo tipo, con condizioni ereditarie come la sindrome di Peutz-Jeghers e la sindrome di Lynch che possono contribuire allo sviluppo della malattia. Altri fattori di rischio includono il diabete mellito, la pancreatite cronica e la gastrectomia pregressa.

Attualmente, non esistono programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore al pancreas. I percorsi terapeutici variano a seconda dello stadio della malattia al momento della diagnosi. L’intervento chirurgico è differente in base alla localizzazione del tumore e, nel caso di adenocarcinoma duttale, si ricorre alla chemioterapia per sei mesi (terapia adiuvante). In alcuni casi, la chemioterapia può essere somministrata prima dell’intervento (terapia neoadiuvante). Le cure di supporto, tra cui gestione del dolore e riabilitazione, sono fondamentali per migliorare la qualità della vita dei pazienti.

La ricerca continua a lavorare su nuove soluzioni

Il Consorzio internazionale sul genoma del cancro, con il supporto di ricercatori sostenuti da Airc, ha sequenziato il genoma di migliaia di tumori, compresi quelli pancreatici, rivelando anomalie genetiche e molecolari. Queste scoperte hanno portato all’identificazione di diversi sottotipi di cancro del pancreas, ognuno con mutazioni specifiche, oggetto di ulteriori studi. Alcuni farmaci a bersaglio molecolare, come gli inibitori tirosin-chinasici, sono già utilizzati nella terapia di alcuni sottotipi. Sebbene il farmaco olaparib non sia stato ammesso alla rimborsabilità, sono in corso sperimentazioni con farmaci immunoterapici come il pembrolizumab, che potenziano l’azione del sistema immunitario. Un’altra opzione è la terapia genica, che mira a manipolare geneticamente le cellule intorno all’adenocarcinoma duttale per eliminarle. Le terapie attualmente disponibili, pur non essendo risolutive, hanno dimostrato di migliorare l’aspettativa e la qualità di vita di molti pazienti.

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