Bubbico (Thea-Ambrosetti): “Solo il 5% dei pazienti partecipa ai trial, nonostante il 90% sia disponibile”

La presentazione del Working Paper evidenzia le barriere alla partecipazione dei pazienti nei trial clinici in oncologia e propone strategie per migliorare il coinvolgimento attivo.

Il 18 marzo 2026, a Roma, si è tenuta la presentazione del Working Paper intitolato “Protagonista della ricerca. Il paziente al centro dei trial in oncologia ed emato-oncologia”. Questo documento, realizzato da The European House – Ambrosetti con il supporto non condizionante di Amgen, ha come obiettivo principale quello di fornire un’analisi dettagliata dello stato attuale della ricerca clinica in Italia, con particolare attenzione all’ambito oncologico e emato-oncologico. Rossana Bubbico, responsabile del Think Tank dell’area Health and Life Sciences di The European House – Ambrosetti, ha illustrato le problematiche e le opportunità emerse dallo studio.

La partecipazione dei pazienti ai trial clinici

Bubbico ha evidenziato un aspetto cruciale: nonostante il 90% dei cittadini si dichiari disposto a partecipare a uno studio clinico, in Italia solo il 5% dei pazienti oncologici adulti si impegna effettivamente in tali sperimentazioni. Questa discrepanza mette in luce un paradosso significativo che richiede un’analisi approfondita. Per comprendere le cause di questa bassa partecipazione, il documento ha identificato quattro barriere principali.

La prima barriera è rappresentata dagli aspetti regolatori e burocratici. Le lunghe tempistiche, le procedure complesse e i ritardi nell’applicazione delle norme rallentano l’avvio dei trial, disincentivando in questo modo i pazienti a partecipare. La seconda barriera riguarda la comunicazione e il coinvolgimento, che risultano ancora insufficienti. È fondamentale migliorare il modo in cui vengono informati i potenziali partecipanti riguardo le opportunità di coinvolgimento nella ricerca.

Criticità organizzative e operative

La terza barriera è legata all’organizzazione del sistema sanitario, in particolare alla mancanza di figure professionali dedicate, come gli infermieri di ricerca e i data manager, essenziali per supportare i trial. La quarta criticità emerge sul piano operativo e gestionale, evidenziando la necessità di ottimizzare i percorsi di sperimentazione per renderli più agili ed efficienti.

In aggiunta a queste barriere, il documento sottolinea la presenza di alcune leve già disponibili ma poco sfruttate in modo sistematico. Tra queste, Bubbico ha menzionato il coinvolgimento dei pazienti nei comitati etici, l’e-recruitment, l’uso dell’intelligenza artificiale per semplificare i processi e migliorare la qualità dei dati raccolti, e un maggiore utilizzo dei PROMs (Patient-reported outcome measures). Questi strumenti permettono di raccogliere direttamente dai pazienti informazioni preziose sulle loro esperienze, sintomi ed effetti collaterali, contribuendo a rendere la ricerca più accessibile e inclusiva.

Strategie per migliorare la partecipazione

Bubbico ha concluso il suo intervento enfatizzando che l’adozione strutturale di queste leve potrebbe migliorare significativamente la partecipazione dei pazienti ai trial clinici. La ricerca, per essere efficace, deve essere in grado di attrarre e coinvolgere attivamente i pazienti, trasformandoli in protagonisti del processo. La sfida consiste quindi nel superare le barriere attuali e implementare strategie che facilitino un coinvolgimento più attivo e consapevole da parte dei pazienti, rendendo così la ricerca clinica un processo più inclusivo e orientato ai bisogni reali degli individui.

Condivi su: