ROMA – I viaggiatori che si trovano al porto di Ushuaia, l’ultima città argentina prima dell’immenso vuoto antartico, si trovano di fronte a una soglia particolare: il Canale di Beagle, un passaggio che segna l’inizio del silenzio dei ghiacci e l’ultima frontiera dell’esplorazione. Tuttavia, a bordo della MV Hondius, una nave da spedizione di alta classe in rotta verso le Canarie, quel silenzio è stato bruscamente interrotto da un’emergenza sanitaria che ha trasformato il viaggio in un incubo globale legato a un’epidemia.
La caccia all’uomo internazionale
Il 1° aprile 2025, ciò che era previsto come un itinerario esclusivo per pochi è diventato una “scatola di Petri” in movimento, dando avvio a una caccia all’uomo internazionale che attraversa i continenti. A bordo, è stato isolato l’Hantavirus, un patogeno non banale, in particolare il ceppo “Andes”, noto per causare la Sindrome Polmonare, che ha già provocato tre decessi tra i passeggeri. Questo ceppo, sebbene raro, è considerato estremamente letale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. A differenza di altri tipi di Hantavirus, che si trasmettono principalmente attraverso il contatto con roditori infetti, il ceppo Andes ha la capacità di diffondersi anche da uomo a uomo in situazioni di contatto ravvicinato.
La gestione della situazione
La vera sfida per le autorità sanitarie risiede nella gestione della “scia invisibile” lasciata dai passeggeri che hanno abbandonato la nave prima che la situazione fosse completamente compresa. Il 23 aprile, ventitré persone sono sbarcate sull’isola di Sant’Elena, disperdendosi poi nei loro paesi d’origine. Un passeggero, rimasto anonimo, ha descritto il caos del tracciamento al quotidiano El País, affermando: “Ci sono 23 persone che vagano per il mondo e, fino a tre giorni fa, nessuno le aveva ancora contattate”.
Cooperazione internazionale
Con un periodo di incubazione che può arrivare fino a otto settimane, risulta quasi impossibile identificare il momento esatto del contagio. Per ridurre il rischio di diffusione, l’Argentina ha avviato una cooperazione internazionale senza precedenti, inviando materiale genetico e kit diagnostici a livello globale.
Strategie di sorveglianza
La sorveglianza è attualmente organizzata su due fronti: da un lato, la sorveglianza attiva dei passeggeri, coinvolgendo Stati Uniti, Svizzera e Sudafrica, dove è stato segnalato un paziente in terapia intensiva; dall’altro, il supporto diagnostico e la prevenzione, con l’invio di kit e sequenze genetiche a Regno Unito, Spagna, Senegal e Paesi Bassi per accelerare l’identificazione di nuovi casi.
Il focolaio di Hantavirus
L’Argentina si conferma dunque come epicentro per l’Hantavirus nella regione. Secondo i dati dell’OMS e del ministero della Salute argentino, dal giugno 2025 sono state registrate 101 infezioni, un numero che raddoppia rispetto all’anno precedente. La mobilità dei turisti prima dell’imbarco rappresenta un problema significativo. Il caso di una coppia olandese deceduta è emblematico: prima di imbarcarsi sulla MV Hondius a Ushuaia, i due avevano visitato Argentina, Uruguay e Cile. Questo complesso itinerario rende la ricostruzione dei contatti un compito arduo, trasformando ogni località turistica della Patagonia in un potenziale punto di origine del contagio. Gli esperti avvertono che questo focolaio non è un evento isolato, ma piuttosto il sintomo di un profondo squilibrio ecologico. Il cambiamento climatico sta modificando la geografia delle malattie: l’aumento delle temperature in Argentina crea condizioni favorevoli alla proliferazione di roditori, con la crescita di nuove specie vegetali che producono semi in abbondanza, alimentando una vera e propria esplosione demografica dei topi vettori.
