I risultati dello studio Emerald-3, presentati all’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago il 2 giugno 2026, hanno rivelato una significativa riduzione del rischio di progressione della malattia nei pazienti affetti da carcinoma epatocellulare non operabile. La combinazione di durvalumab e tremelimumab, insieme a lenvatinib e alla chemioembolizzazione transarteriosa (TACE), ha dimostrato di ridurre il rischio di progressione della malattia del 30%. Questo studio di fase 3 ha coinvolto pazienti eleggibili per l’embolizzazione, mostrando risultati promettenti.
Dettagli dello studio Emerald-3
Lo studio Emerald-3 ha esaminato l’efficacia del regime terapeutico Stride, che prevede una singola dose di tremelimumab seguita da durvalumab in monoterapia, combinato con TACE e, in alcuni casi, con lenvatinib. I risultati preliminari hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla sola TACE. La PFS mediana per il regime Stride è stata di 13,0 mesi, rispetto a 9,8 mesi per i pazienti trattati solo con TACE. Questo miglioramento è stato costante in tutti i sottogruppi di pazienti analizzati.
Un’analisi ad interim ha confermato che il regime Stride, in combinazione con TACE, ha portato a una riduzione del 30% del rischio di progressione della malattia o di morte in assenza di progressione. Per quanto riguarda l’endpoint secondario della sopravvivenza globale (OS), è stata osservata una tendenza verso un miglioramento, anche se non statisticamente significativo, con il regime Stride rispetto alla sola TACE.
Implicazioni cliniche e necessità di nuove opzioni terapeutiche
Lorenza Rimassa, professore associato di Oncologia Medica all’Humanitas University di Milano, ha sottolineato l’importanza di nuove opzioni terapeutiche per i pazienti con carcinoma epatocellulare, poiché circa il 30% di questi è eleggibile per l’embolizzazione. Nonostante la TACE sia uno standard di cura, molti pazienti mostrano progressione della malattia entro un anno dal trattamento. Il regime Stride, con il suo approccio innovativo di “priming immunitario”, ha dimostrato di aumentare l’efficacia della risposta immunitaria, risultando in un significativo progresso nella gestione della malattia.
Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), ha evidenziato l’aumento delle diagnosi di tumore del fegato in Italia, con oltre 12.500 nuovi casi all’anno. La maggior parte di questi casi è legata a fattori di rischio noti, come le infezioni da virus dell’epatite B e C, ma si sta osservando un incremento dei casi di eziologia non virale, spesso associati a sovrappeso e diabete. La sorveglianza regolare delle persone a rischio è fondamentale per migliorare la diagnosi precoce e le possibilità di trattamento.
Prospettive future e necessità di approcci multidisciplinari
Vincenzo Mazzaferro, professore di Chirurgia all’Università degli Studi di Milano, ha commentato il ruolo del trapianto di fegato come opzione terapeutica per i pazienti con malattia confinata. Con l’aumento dei trapianti in Italia, è fondamentale considerare la risposta alle terapie per determinare la possibilità di interventi curativi. Lo studio Emerald-3 pone l’accento sull’importanza dell’immunoterapia in combinazione con la TACE, specialmente nei pazienti con funzionalità epatica preservata.
Emerald-3 è uno studio globale di fase 3, multicentrico, che ha coinvolto 760 pazienti in 171 centri distribuiti in 22 paesi. La ricerca continua per valutare ulteriormente la sopravvivenza globale e altri endpoint secondari, offrendo speranza per nuovi approcci terapeutici nella lotta contro il carcinoma epatocellulare.
