Cancro al polmone aggressivo: un trattamento biologico raddoppia l’efficacia senza chemioterapia

La combinazione di fulzerasib e cetuximab offre una nuova terapia efficace per il tumore al polmone con mutazione Kras G12C, mostrando un’alta percentuale di regressione tumorale.

La mutazione Kras G12C, da lungo tempo considerata una delle principali sfide nell’ambito dell’oncologia polmonare, ha trovato una risposta terapeutica efficace grazie a una combinazione di farmaci biologici. Questo approccio innovativo, che prevede l’uso di fulzerasib e cetuximab, è in grado di indurre la regressione del tumore in circa l’80% dei pazienti trattati, senza la necessità di ricorrere alla chemioterapia.

Risultati dello studio Krocus

Il 31 marzo 2026, l’Istituto di Candiolo IRCCS ha annunciato i risultati di uno studio internazionale, denominato Krocus, che ha fornito dati significativi riguardo all’efficacia di questa terapia. Pubblicati sulla rivista The Lancet Oncology, i risultati evidenziano come la combinazione di fulzerasib e cetuximab possa rappresentare una vera e propria svolta per il trattamento di uno dei tumori più complessi da affrontare. La dottoressa Vanesa Gregorc, Direttore della Divisione di Ricerca Clinica e Innovazione dell’istituto, ha sottolineato che ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 45.000 casi di tumore al polmone, con il 13% di questi caratterizzati dalla mutazione Kras G12C, fino ad ora considerata un bersaglio difficile da trattare farmacologicamente.

La mutazione Kras G12C è responsabile della sopravvivenza delle cellule tumorali e, nonostante i recenti progressi nella ricerca, la resistenza delle cellule tumorali rimane una sfida. Tuttavia, questo studio ha dimostrato che l’inibizione simultanea con due farmaci offre la possibilità di superare i meccanismi di resistenza, come già evidenziato in precedenti studi preclinici condotti a Candiolo.

Un approccio terapeutico innovativo

L’analisi dei risultati ha rivelato che l’80% dei pazienti ha mostrato una significativa riduzione del tumore, con una sopravvivenza media libera da progressione di 12,5 mesi, e molti pazienti continuano a ricevere trattamento a distanza di anni. La dottoressa Gregorc ha spiegato che, a differenza delle terapie tradizionali che combinano farmaci biologici e chemioterapia, lo studio Krocus ha utilizzato esclusivamente agenti biologici per contrastare la crescita tumorale. Questo approccio selettivo a livello molecolare consente di risparmiare ai pazienti gli effetti collaterali più pesanti associati alla chemioterapia.

Fulzerasib agisce come inibitore della proteina Kras G12C, mentre cetuximab è un anticorpo che blocca il recettore EGFR, chiudendo una delle principali vie di fuga utilizzate dal tumore per sopravvivere al fulzerasib. I risultati dello studio indicano che il trattamento è ben tollerato dai pazienti, con fulzerasib che non presenta le tossicità epatiche o intestinali comuni ad altri farmaci della stessa categoria.

Prospettive future e impatto della ricerca

Alla luce di questi risultati promettenti, è già in fase di progettazione uno studio di Fase 3 che confronterà la combinazione biologica con l’attuale standard di cura, che prevede l’uso di chemioterapia e immunoterapia. L’obiettivo è quello di modificare in modo sostanziale l’algoritmo terapeutico per il trattamento del tumore al polmone.

La dottoressa Anna Sapino, Direttore Scientifico dell’Istituto di Candiolo IRCCS, ha evidenziato l’importanza della ricerca condotta nell’ambito dello studio Krocus, sottolineando come l’istituto si impegni a integrare la ricerca di base con la pratica clinica per fornire ai pazienti terapie avanzate e mirate. Questo rappresenta un chiaro esempio di come l’innovazione possa essere rapidamente tradotta in benefici concreti per i pazienti, portando avanti la missione dell’istituto.

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