Un recente studio condotto da un team di scienziati del Francis Crick Institute e dell’University College London (UCL) ha rivelato che un insieme di 14 proteine nel sangue può prevedere il rischio di sviluppare il cancro al polmone con un anticipo di oltre cinque anni. Questa scoperta, pubblicata nel mese di giugno 2026, rappresenta un passo significativo verso la creazione di strategie farmacologiche preventive contro questa malattia, che è attualmente il principale killer oncologico a livello globale.
La scoperta delle proteine predittive
Il gruppo di ricerca, sostenuto da finanziamenti di Cancer Research UK e dal Consiglio europeo della ricerca (ERC), ha utilizzato tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per identificare una “firma” ematica in grado di predire il rischio di carcinoma polmonare. Le 14 proteine identificate possono non solo indicare la probabilità di sviluppare il tumore, ma anche aiutare a selezionare i pazienti che potrebbero trarre beneficio dalla somministrazione di farmaci preventivi. Douglas Arenberg, professore di Medicina all’Università del Michigan, ha descritto questa strategia come il “vero e proprio Santo Graal” per gli oncologi, sottolineando l’importanza di avere a disposizione un marcatore biologico che possa guidare le decisioni terapeutiche.
L’importanza dell’infiammazione
I ricercatori hanno spiegato che con l’avanzare dell’età, le cellule possono accumulare mutazioni che, sebbene non sempre portino direttamente al cancro, possono diventare pericolose in presenza di fattori ambientali come fumi tossici o inquinamento atmosferico. Attualmente, lo screening per il cancro al polmone è limitato a individui di età avanzata con una storia di fumo, escludendo così molte altre persone a rischio. Questo studio mira a colmare questa lacuna, cercando di identificare una firma infiammatoria che possa predire il tumore polmonare, superando i limiti delle valutazioni tradizionali basate solo su età e abitudini di vita.
L’approccio innovativo dello studio
Utilizzando l’apprendimento automatico su un vasto database di oltre 48.000 partecipanti alla UK Biobank, il team ha analizzato i dati sulle proteine plasmatiche e ha correlato questi dati con le diagnosi di cancro al polmone. L’algoritmo ha identificato le 14 proteine chiave, dimostrando che i livelli di queste sostanze erano significativamente più alti nei pazienti che successivamente sviluppavano un tumore. Questa scoperta è stata confermata in otto set di dati a livello globale, suggerendo che la firma proteica riflette uno stato infiammatorio polmonare che precede il cancro.
Possibilità di prevenzione
Dopo aver chiarito il ruolo dell’infiammazione, il team ha esplorato le possibilità di prevenzione. Precedenti ricerche avevano dimostrato che l’esposizione a inquinanti atmosferici può attivare cellule immunitarie nei polmoni, rilasciando segnali infiammatori che possono risvegliare cellule dormienti portatrici di mutazioni cancerogene. Gli scienziati hanno ipotizzato che farmaci anti-infiammatori, come il canakinumab, potrebbero prevenire il cancro polmonare in individui con segnali infiammatori evidenti nei polmoni.
Il potenziale del canakinumab
Il canakinumab, già testato per la prevenzione delle malattie cardiovascolari nel 2017, ha mostrato risultati promettenti nella riduzione dell’incidenza del cancro al polmone, sebbene l’efficacia fosse modesta a livello di popolazione. Tuttavia, rianalizzando i dati, è emerso che i pazienti con livelli elevati delle 14 proteine presentavano un rischio di cancro al polmone quasi dimezzato. Questo suggerisce che un approccio mirato basato su questa firma proteica potrebbe essere molto più efficace nella prevenzione della malattia.
Il team di ricerca, composto da 80 scienziati provenienti da quattro continenti, ha dimostrato che identificare i segnali precoci di infiammazione polmonare è cruciale per sviluppare strategie preventive efficaci. La ricerca rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro il cancro al polmone e altre patologie polmonari correlate.
