Cancro al seno in fase iniziale: l’oncologo De Laurentiis parla di ribociclib e possibilità di guarigione

Il professor De Laurentiis annuncia l’approvazione del ribociclib per il trattamento adiuvante del cancro al seno, riducendo il rischio di recidive fino al 30%.

Il 10 marzo 2026, Michelino De Laurentiis, professore e direttore del Dipartimento di Oncologia senologica e toraco-polmonare presso l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli, ha annunciato un importante aggiornamento riguardante il trattamento adiuvante per le pazienti con cancro al seno. In occasione dell’approvazione della rimborsabilità del farmaco ribociclib, l’oncologo ha sottolineato come questo inibitore Cdk4/6, in combinazione con la terapia endocrina, possa ridurre il rischio di recidive fino a quasi il 30%.

Dettagli sul trattamento con ribociclib

Il ribociclib rappresenta un’ulteriore opzione terapeutica per le donne affette da cancro al seno in fase iniziale HR+/HER2-. De Laurentiis ha spiegato che il farmaco si somma a un altro inibitore Cdk4/6 già in uso, abemaciclib, ma amplia la popolazione di pazienti trattabili. Infatti, il nuovo protocollo include anche donne con tumore mammario ormonosensibile e un rischio moderato, caratterizzato dalla presenza di 1 o 3 linfonodi metastatici, senza la necessità di ulteriori fattori di rischio.

Per le pazienti, il regime prevede l’assunzione quotidiana di due compresse da 200 mg per 21 giorni, seguite da una settimana di pausa. Questo ciclo di trattamento dura 28 giorni e deve essere proseguito per tre anni in associazione alla terapia ormonale standard. De Laurentiis ha rassicurato che il trattamento è generalmente ben tollerato, con effetti collaterali prevalentemente laboratoristici, riducendo così l’impatto sulla qualità della vita delle pazienti.

Le responsabilità dei clinici e le pazienti

L’introduzione del ribociclib nel trattamento adiuvante comporta nuove responsabilità sia per i medici che per le pazienti. De Laurentiis ha evidenziato che, sebbene la disponibilità di un’ulteriore arma terapeutica sia positiva, essa richiede una gestione attiva del trattamento. Questo implica una maggiore interazione tra paziente e medico, necessaria per monitorare la tollerabilità e l’efficacia del farmaco.

Le pazienti, da parte loro, possono percepire un cambiamento significativo nella loro gestione della malattia. La consapevolezza di avere a disposizione un’opzione terapeutica aggiuntiva genera un senso di protezione e sicurezza, poiché si traduce in una riduzione del rischio di recidiva. Tuttavia, è fondamentale che le pazienti siano informate e preparate ad affrontare le implicazioni di un trattamento attivo.

De Laurentiis ha concluso affermando che, nonostante le sfide organizzative, l’introduzione del ribociclib rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro il cancro al seno, contribuendo a migliorare le prospettive di guarigione per le pazienti.

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