Cancro al seno, Pruneri (Int): “Espandere l’uso dei test genomici per limitare la chemioterapia”

Il tumore al seno in Italia: 53.000 nuovi casi annui e l’importanza dei test genomici per personalizzare le terapie e migliorare i tassi di sopravvivenza.

Il tumore al seno rappresenta, con circa 53.000 nuovi casi all’anno in Italia, la neoplasia più comune nel Paese. Questo dato, fornito il 2 dicembre 2025, evidenzia non solo l’incidenza della malattia tra le donne, ma anche la crescente attenzione verso le strategie diagnostiche e terapeutiche. Grazie ai progressi della ricerca scientifica, i tassi di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi sono aumentati, passando dall’81% all’87%. Un fattore chiave in questo miglioramento è l’adozione dell’oncologia di precisione, che mira a personalizzare i trattamenti e ridurre l’uso della chemioterapia.

L’importanza dei test genomici

Giancarlo Pruneri, direttore del Dipartimento di Diagnostica avanzata presso la Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha dichiarato all’Adnkronos Salute che i test genomici sono fondamentali per una reale personalizzazione delle cure. Questi esami non solo evitano terapie inutili, ma contribuiscono anche a una gestione più efficace della malattia. Numerosi studi clinici e ricerche nel mondo reale hanno dimostrato l’efficacia di questi biomarcatori nel ridurre l’uso della chemioterapia. Pruneri ha sottolineato che l’adozione di questi test ha portato a un aumento della loro utilizzazione in Italia, iniziata nel 2021, sebbene non sia ancora stata raggiunta una diffusione uniforme in tutte le Regioni.

L’uso dei biomarcatori nelle breast unit

Il direttore ha evidenziato la necessità di un maggiore utilizzo dei test genomici nelle Breast Unit, sottolineando che la loro efficacia è ben documentata. Inoltre, Pruneri ha indicato l’importanza di applicare questi test anche nel contesto della terapia neoadiuvante, che viene somministrata prima dell’intervento chirurgico per stimolare la risposta immunitaria. I tumori della mammella, sia Her2 positivi che negativi, mostrano generalmente una bassa risposta alla terapia neoadiuvante, ma in alcuni casi questa può rivelarsi efficace.

Identificazione dei casi trattabili

L’uso dei test genomici potrebbe rivelarsi cruciale per identificare quali pazienti possano beneficiare della chemioterapia neoadiuvante. Questo approccio non solo migliora il percorso terapeutico per le pazienti, ma ottimizza anche l’efficienza delle cure e la gestione delle eventuali recidive nella seconda linea di trattamento. Pruneri ha concluso affermando l’importanza di ampliare l’uso di questi test, in particolare nel contesto della terapia adiuvante, per garantire un trattamento sempre più mirato e personalizzato.

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