Cancro uroteliale avanzato: in Italia arriva una nuova terapia di prima linea

L’AIFA approva la rimborsabilità di enfortumab vedotin e pembrolizumab per il trattamento del cancro uroteliale non resecabile o metastatico, offrendo nuove speranze ai pazienti.

Astellas Pharma ha comunicato che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha ufficialmente approvato la rimborsabilità per enfortumab vedotin in combinazione con pembrolizumab per il trattamento di prima linea di pazienti adulti affetti da cancro uroteliale non resecabile o metastatico. Questa decisione, annunciata il 5 marzo 2025, segna un passo significativo nel panorama terapeutico italiano, offrendo una nuova opzione a chi combatte contro una malattia che ha visto la chemioterapia a base di platino come standard di cura per quasi quattro decenni.

La situazione del cancro della vescica in Italia

Il tumore della vescica rappresenta il quarto tumore più comune nel Paese, con oltre 31.000 nuovi casi diagnosticati annualmente. Secondo i dati forniti dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dall’AIRTUM, i tassi di sopravvivenza a cinque anni si attestano all’80% per gli uomini e al 78% per le donne, ma il numero di decessi annuali è preoccupante, con circa 8.300 vittime. La diagnosi, purtroppo, arriva spesso in fase avanzata: circa il 12% dei pazienti scopre la malattia quando è già metastatica, con conseguenze fatali. La scarsa consapevolezza riguardo ai sintomi e ai segnali di allerta contribuisce a questo problema, ritardando l’intervento medico e aggravando la situazione. L’impatto del carcinoma della vescica, in particolare nelle sue forme avanzate o metastatiche, è devastante non solo per i pazienti, ma anche per le loro famiglie, influenzando vari aspetti della vita quotidiana, dalla salute fisica e mentale fino alle dinamiche relazionali e lavorative.

Risultati dello studio clinico EV-302

L’approvazione da parte dell’AIFA è stata supportata dai risultati dello studio clinico di fase 3 EV-302, noto anche come Keynote-A39, che ha analizzato l’efficacia e la sicurezza della combinazione di enfortumab vedotin e pembrolizumab in pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico mai trattati prima. I risultati hanno mostrato una sopravvivenza globale mediana di 31,5 mesi per i pazienti trattati con l’associazione, rispetto ai 16,1 mesi per quelli sottoposti a chemioterapia a base di platino. L’hazard ratio, pari a 0,47, indica una riduzione del 53% del rischio di morte. Inoltre, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è risultata di 12,5 mesi per il gruppo in trattamento con enfortumab vedotin e pembrolizumab, rispetto ai 6,3 mesi della chemioterapia, con un hazard ratio di 0,45, evidenziando una riduzione del 55% del rischio di progressione della malattia o morte.

Innovazione terapeutica e impatto sui pazienti

Roberto Iacovelli, professore associato di Oncologia Medica presso l’Università Cattolica Sacro Cuore e il Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, ha sottolineato come questa nuova opzione terapeutica possa rivoluzionare la storia clinica dei pazienti. Enfortumab vedotin è un anticorpo farmaco-coniugato che agisce veicolando un chemioterapico direttamente all’interno delle cellule tumorali, legandosi alla Nectina-4, una proteina espressa in modo significativo nelle cellule tumorali. Pembrolizumab, d’altra parte, stimola il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule cancerose. Questa sinergia rappresenta un enorme progresso per i pazienti con carcinoma della vescica non resecabile o metastatico, che presentano ancora bisogni clinici insoddisfatti.

Sicurezza e tollerabilità del trattamento

I dati di sicurezza dello studio EV-302 sono in linea con quelli già osservati nello studio EV-103, condotto su pazienti non eleggibili al cisplatino. Gli effetti collaterali più comuni di grado 3 o superiore associati al trattamento con enfortumab vedotin e pembrolizumab includono rash maculo-papulare, iperglicemia, neutropenia, neuropatia sensoriale periferica, diarrea e anemia. Durante lo studio, circa il 30% dei pazienti ha completato il trattamento chemioterapico e ha successivamente ricevuto una terapia di mantenimento con avelumab, un inibitore di PD-L1, in linea con le attuali pratiche cliniche. I risultati completi dello studio EV-302 sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Riconoscimenti e approvazioni internazionali

La combinazione di enfortumab vedotin e pembrolizumab ha ricevuto approvazioni anche in Europa, Stati Uniti, Canada, Australia e in diversi Paesi asiatici. Fulvio Berardo, Amministratore Delegato di Astellas Pharma S.p.A., ha dichiarato che questa nuova opzione terapeutica rappresenta un importante passo avanti per rispondere a un bisogno clinico significativo. L’obiettivo dell’azienda è migliorare gli esiti clinici, prolungare la vita e garantire una migliore qualità di vita per i pazienti affetti da carcinoma uroteliale e le loro famiglie.

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