“Cardiologi lanciano l’allerta: 600 infarti quotidiani in Italia”

In Italia si registrano 600 infarti al giorno, con il 50% senza eventi pregressi; esperti propongono terapie innovative per migliorare la salute cardiaca e prevenire attacchi futuri.

Ogni giorno in Italia si registrano circa 600 infarti, una cifra allarmante che evidenzia un problema di salute pubblica significativo. Secondo Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC) e direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate dell’Università Federico II di Napoli, il 50% di questi attacchi di cuore si verifica senza alcun evento pregresso. Queste informazioni sono state diffuse in occasione dell’86esimo Congresso Nazionale della SIC, che si tiene a Roma fino al 7 dicembre 2025.

Perrone Filardi ha sottolineato che il numero di attacchi cardiaci quotidiani è preoccupante e che l’assenza di eventi pregressi in molti casi rende la situazione ancora più complessa. Ha affermato che sarebbe possibile ridurre questo fenomeno attraverso l’uso tempestivo delle terapie più innovative, in particolare per questa nuova categoria di pazienti. La sfida futura, secondo il presidente della SIC, è quella di stabilizzare le placche aterosclerotiche, prevenendo così i primi infarti, in linea con le nuove linee guida europee sulle dislipidemie. Perrone Filardi ha lanciato un appello per “alfabetizzare” i cittadini riguardo alla salute cardiaca, sottolineando l’importanza di una maggiore consapevolezza.

Il colesterolo: un fattore di rischio cruciale

Ciro Indolfi, professore straordinario di Cardiologia all’Università di Cosenza e passato presidente della SIC, ha evidenziato che il colesterolo cattivo alto rappresenta il fattore di rischio più rilevante per gli attacchi cardiaci, anche in assenza di eventi acuti precedenti. Molti pazienti, pur tollerando bene le statine, non riescono a ridurre i livelli elevati di colesterolo. Tuttavia, recenti studi, come quello denominato Vesalius-CV, hanno dimostrato l’efficacia degli inibitori di PCSK9 in questa categoria di pazienti. Il lavoro, pubblicato sul New England Journal of Medicine, potrebbe rivoluzionare le strategie di prevenzione a livello globale, portando a una nuova era nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari.

Dettagli sullo studio multicentrico

Il trial multicentrico ha coinvolto 12.300 pazienti in 36 paesi, seguiti per oltre 4 anni. Questi pazienti non avevano mai subito un evento cardiovascolare e erano già in trattamento con statine. Lo studio ha esaminato l’efficacia di evolocumab, un anticorpo monoclonale inibitore di PCSK9, dimostrando che può ridurre significativamente il rischio di infarto e ictus anche nei pazienti ad alto rischio. Indolfi ha commentato che evolocumab rappresenta una svolta nella prevenzione primaria, potenzialmente salvando migliaia di vite.

Nonostante i progressi, i cardiologi della SIC hanno evidenziato che raggiungere il target di colesterolo LDL rimane una sfida complessa. Gianfranco Sinagra, presidente eletto della SIC, ha sottolineato l’inerzia terapeutica che continua a manifestarsi nei pazienti, come dimostrano i dati del programma EuroAspire VI, che monitora l’aderenza alle linee guida nella prevenzione cardiovascolare. Solo il 16,8% dei pazienti ad alto rischio raggiunge il livello soglia di 70 mg/dL di colesterolo LDL, mentre l’8% dei pazienti ad altissimo rischio scende al di sotto di 55 mg/dL. La scarsa aderenza alla terapia è un ostacolo significativo, spesso attribuito a una presunta intolleranza alle statine, che si verifica realmente solo nel 5-6% dei casi.

In questo contesto, gli esperti hanno anticipato l’arrivo di una nuova pillola anti-colesterolo da assumere una volta al giorno. Questo inibitore di PCSK9 in forma orale potrebbe migliorare l’aderenza alla terapia, rendendo più semplice la somministrazione. Negli studi di fase 3, il farmaco (enlicitide) ha mostrato una riduzione significativa del colesterolo LDL di oltre il 50%, con un’efficacia comparabile a quella degli anticorpi monoclonali iniettabili e un profilo di sicurezza simile al placebo, aprendo nuove prospettive per il trattamento della dislipidemia.

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