Cellule Car-T e malattie autoimmuni: ricerca del Bambino Gesù ne attesta l’efficacia

Otto giovani pazienti con malattie autoimmuni raggiungono remissione clinica grazie alla terapia con cellule Car-T, interrompendo le terapie immunosoppressive dopo oltre 24 mesi di follow-up.

Otto giovani pazienti affetti da gravi malattie autoimmuni refrattarie ai trattamenti convenzionali hanno recentemente interrotto le terapie immunosoppressive, segnando un traguardo significativo nella lotta contro queste patologie. Sette di essi, tra i 5 e i 17 anni, hanno raggiunto una remissione clinica completa, mentre l’ottavo, affetto da sclerosi sistemica giovanile, mostra un miglioramento clinico costante. Questo importante risultato è stato ottenuto grazie all’impiego delle cellule Car-T, dirette contro la molecola CD19. I dati definitivi, frutto di un follow-up di oltre 24 mesi, sono stati pubblicati nel 2025 sulla rivista ‘Nature Medicine’ e sono il risultato di uno studio condotto dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma in collaborazione con l’Università di Erlangen in Germania.

La natura delle malattie autoimmuni

Le malattie autoimmuni rappresentano un complesso gruppo di condizioni in cui il sistema immunitario attacca i tessuti sani del corpo, scambiandoli per agenti patogeni. Questo malfunzionamento può causare infiammazioni che interessano vari organi, tra cui reni, polmoni, articolazioni e pelle. Nell’ambito dello studio, gli otto pazienti coinvolti, sette femmine e un maschio, erano affetti da forme particolarmente aggressive di malattie autoimmuni pediatriche. Quattro di loro avevano il lupus eritematoso sistemico, tre la dermatomiosite e uno la sclerosi sistemica giovanile. Queste malattie, caratterizzate da una storia clinica complessa, avevano mostrato risposte parziali o temporanee a numerosi trattamenti immunosoppressivi, con un grave coinvolgimento di organi vitali e in alcuni casi episodi potenzialmente letali.

Il trattamento con cellule Car-T

La terapia con cellule Car-T implica una manipolazione avanzata dei linfociti T del paziente, rendendoli in grado di riconoscere e attaccare le cellule bersaglio. Questo avviene attraverso l’inserimento di una sequenza di DNA che codifica per un recettore chimerico antigenico (Car). Nelle leucemie e nei linfomi, il Car si lega all’antigene CD19, presente sulle cellule tumorali. Tuttavia, in questo contesto, l’obiettivo sono i linfociti B auto-reattivi, responsabili dell’infiammazione e del danno agli organi. La rimozione mirata di queste cellule non solo riduce l’infiammazione, ma ripristina anche l’equilibrio del sistema immunitario, aumentando le possibilità di remissioni durature senza necessità di terapie croniche. Questo è particolarmente rilevante per i pazienti pediatrici, poiché l’uso prolungato di immunosoppressori può compromettere la crescita e la qualità della vita.

Le dichiarazioni degli esperti

Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e Terapia cellulare e genica del Bambino Gesù, ha sottolineato l’innovazione di applicare un approccio di terapia genica già consolidato nelle leucemie e nei linfomi a un contesto completamente diverso, come quello delle malattie autoimmuni. Secondo Locatelli, i risultati pubblicati dimostrano che questa strategia può portare a un controllo profondo e duraturo della malattia, con la possibilità di sospendere completamente le terapie immunosoppressive. Fabrizio De Benedetti, responsabile dell’area di ricerca di Immunologia, Reumatologia e Malattie infettive, ha evidenziato l’importanza di questi risultati, che potrebbero aprire la strada a studi clinici dedicati per estendere questa terapia a un numero maggiore di bambini con malattie autoimmuni gravi.

Risultati e prospettive future

I dati emersi dallo studio indicano che tutti e otto i pazienti hanno interrotto le terapie immunosoppressive. Sette di loro hanno raggiunto una remissione clinica completa, mentre nel paziente con sclerosi sistemica si osserva una significativa riduzione della gravità e stabilizzazione della malattia. Nei pazienti con lupus, è stata documentata una riduzione marcata dell’attività di malattia, con miglioramenti clinici significativi, anche in quelli con insufficienza renale avanzata. La terapia ha dimostrato di essere ben tollerata, con eventi avversi lievi e transitori. Il supporto dei fondi derivanti dalla progettualità CN3 ha contribuito alla realizzazione di questo studio, consolidando il ruolo pionieristico dell’ospedale Bambino Gesù nel campo delle terapie avanzate.

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