Chirurgia: malformazioni craniofacciali, Scopelliti di Smile House sottolinea l’importanza del percorso terapeutico

La fondazione Smile House offre assistenza multidisciplinare per malformazioni craniofacciali, trattando oltre 1.600 pazienti e puntando a un riconoscimento ministeriale nel 2025.

La fondazione Smile House, attiva dal 2008, si è affermata come un punto di riferimento nella cura delle malformazioni craniofacciali in Italia. Con una rete di centri distribuiti su tutto il territorio nazionale, l’organizzazione ha assistito oltre 1.600 pazienti dal 2010 al 2024, offrendo un supporto multidisciplinare che si estende dalla diagnosi prenatale fino all’età adulta. Il 65% dei bambini nati con labiopalatoschisi in Italia è stato trattato in uno dei centri Smile House, un dato che evidenzia l’impatto positivo del modello di cura implementato.

Il modello di cura Smile House

Domenico Scopelliti, presidente e fondatore di Smile House, ha sottolineato l’importanza di un approccio integrato e continuo nella gestione delle malformazioni craniofacciali. Questo modello di assistenza è strutturato su più livelli e comprende una serie di professionisti, tra cui chirurghi maxillo-facciali, ortodontisti, pediatri e psicologi, tutti impegnati a garantire non solo il successo degli interventi chirurgici, ma anche il benessere funzionale e sociale dei pazienti. Scopelliti ha spiegato che “la cura non può essere un singolo atto, ma un percorso lungo anni”, evidenziando come la crescita e lo sviluppo del bambino richiedano un monitoraggio costante.

La rete Smile House non si limita a fornire interventi chirurgici; piuttosto, si concentra su un’assistenza globale che include supporto psicologico e logopedico. Sin dalla diagnosi prenatale, le famiglie vengono accompagnate nelle scelte e nelle sfide che si presentano. L’alimentazione del neonato, ad esempio, rappresenta una delle prime preoccupazioni, e grazie a tecniche specifiche è possibile evitare lunghe ospedalizzazioni. Il modello mira a garantire che ogni bambino possa ricevere un’assistenza personalizzata, con interventi chirurgici programmati in modo strategico.

Il percorso di cura e l’importanza della rete

La creazione della rete Smile House è stata una risposta a due problemi fondamentali: la discontinuità delle cure e la migrazione sanitaria. Queste problematiche, identificate nel 2006, hanno reso evidente la necessità di un sistema integrato che potesse garantire un’assistenza continua e di qualità. Attualmente, la fondazione coordina otto centri in località come Vicenza, Monza, Pisa, Ancona, Roma, Cagliari, Taranto e Catania, con l’obiettivo di offrire un trattamento uniforme e di alta qualità in tutto il Paese.

Scopelliti ha enfatizzato che l’obiettivo non è solo quello di ricostruire un volto, ma di garantire funzioni vitali come l’alimentazione, la respirazione e la comunicazione. Ogni paziente è seguito da un team di esperti, il che evita la frammentazione delle cure e assicura che tutti gli aspetti della salute del bambino siano considerati. Questo approccio multidisciplinare è essenziale per il successo del trattamento e per il miglioramento della qualità della vita dei pazienti.

Un futuro per i pazienti e il riconoscimento del ministero della salute

Nel 2025, il ministero della Salute sta valutando la possibilità di riconoscere Smile House come una delle prime reti nazionali per il trattamento delle malformazioni craniofacciali. Questo riconoscimento rappresenterebbe un passo significativo verso l’ottimizzazione delle cure e la creazione di standard elevati per il trattamento di queste condizioni. Scopelliti ha affermato che è fondamentale continuare a lavorare per garantire che ogni bambino abbia accesso a tutte le opportunità necessarie per realizzare il proprio potenziale.

In occasione del 25° anniversario della fondazione, è stata organizzata una sfilata a Taormina, in cui i ragazzi seguiti da Smile House hanno avuto l’opportunità di mostrarsi senza filtri, evidenziando l’importanza dell’integrazione sociale e della valorizzazione delle differenze. L’iniziativa ha avuto un forte impatto, dimostrando che la cura va oltre l’aspetto fisico e si estende alla sfera relazionale e comunicativa. La testimonianza di Giovanni Bagnasco, uno dei giovani pazienti diventato attore, ha ulteriormente sottolineato l’importanza del percorso di cura e dell’accettazione di sé.

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