Codice Rosa: l’Ospedale Grassi offre supporto alle vittime di violenza

L’Ospedale Grassi di Ostia attiva il Codice Rosa per proteggere le vittime di violenza, garantendo un intervento multidisciplinare e un’accoglienza empatica in pronto soccorso.

L’Ospedale Grassi di Ostia ha attivato un sistema di protezione per le persone vulnerabili che si presentano in pronto soccorso. Il “Codice Rosa” rappresenta un approccio multidisciplinare che coinvolge non solo il personale sanitario, ma anche assistenti sociali, forze dell’ordine e servizi antiviolenza. Questo modello, come spiegato dal dottor Giulio Maria Ricciuto, primario del Pronto Soccorso, e dalla dottoressa Maria Rosaria Forte, responsabile del Codice Rosa, punta a garantire un’accoglienza tempestiva, un ascolto empatico e un intervento coordinato per proteggere le vittime di violenza.

Accoglienza e identificazione: un momento cruciale

Il dottor Giulio Maria Ricciuto sottolinea l’importanza della fase di identificazione. Non sempre le persone che subiscono violenza si sentono pronte a dichiararlo. In questo contesto, il personale infermieristico svolge un ruolo fondamentale. Gli infermieri di triage sono addestrati per riconoscere segnali clinici e comportamentali che possano indicare maltrattamenti. Tra questi, incongruenze tra il racconto del paziente e le lesioni riscontrate, contusioni tipiche in aree come collo e volto, accessi ripetuti al pronto soccorso e comportamenti evasivi.

Quando il sospetto di violenza è elevato, il triage viene accelerato e non supera i 15-20 minuti. Questo approccio mira a ridurre il rischio di rinunce da parte della persona coinvolta. Una volta identificato il sospetto, il paziente viene spostato in un’area protetta, dove riceve un ascolto empatico e non giudicante. Durante questa fase, il medico documenta con precisione le lesioni, tenendo conto anche delle prospettive future.

Definizione e attivazione del Codice Rosa

Il Codice Rosa è un codice trasversale che si affianca al codice di gravità clinica, permettendo di identificare situazioni di violenza domestica o di genere. L’inserimento di questo codice nel sistema informatico attiva automaticamente un protocollo specifico, coinvolgendo un’équipe multidisciplinare. La capacità di cogliere ciò che non viene detto è essenziale e deriva da una formazione continua.

Ricciuto evidenzia l’importanza di prestare attenzione anche all’accompagnatore del paziente. Elementi come il modo in cui viene raccontata la storia, eventuali incoerenze e il comportamento dell’accompagnatore possono fornire indizi preziosi. Il Codice Rosa si applica a tutte le categorie vulnerabili, incluse donne, minori, anziani e persone con disabilità. Riuscire a far emergere una storia di violenza in un ambiente sicuro è un passo fondamentale per prevenire ulteriori abusi.

Criteri di attivazione e coordinamento del Codice Rosa

La dottoressa Maria Rosaria Forte spiega che l’infermiere di triage ha un ruolo cruciale come primo osservatore clinico e comportamentale. La presa in carico è un processo collettivo. I segnali che possono attivare il Codice Rosa includono narrazioni che non coincidono con il quadro clinico, confusione nei dati forniti e paura evidente.

Una volta attivato, si crea un coordinamento tra diverse figure professionali: dal personale del pronto soccorso a assistenti sociali, ginecologi, ortopedici, psichiatri e forze dell’ordine. L’assistente sociale ha la responsabilità di coordinare gli interventi, garantendo un supporto continuo dalla prima accoglienza fino alla dimissione, attivando le risorse necessarie.

Le fasi del percorso protetto in ospedale

Il percorso protetto attivato dal Codice Rosa si articola in diverse fasi:

  1. Accoglienza protetta: viene fornito uno spazio riservato, con un ascolto empatico e non giudicante, mettendo al centro la persona e garantendo il consenso informato.
  2. Valutazione clinica e documentale: include una visita medica dettagliata e la raccolta di referti, nonché la conservazione delle prove in caso di violenza sessuale.
  3. Valutazione del rischio: si somministrano domande strutturate per valutare il livello di pericolo, con decisioni che possono includere il rientro in un ambiente sicuro o l’attivazione di misure di protezione.
  4. Definizione del piano di sicurezza: coinvolge l’assistente sociale e le operatrici dello Sportello Antiviolenza, programmando incontri per elaborare il vissuto e pianificare un’uscita dalla violenza, con eventuale supporto legale.

Ricovero protetto e normative di riferimento

In situazioni di elevato rischio, come nel caso di minacce di revittimizzazione e in assenza di disponibilità di rifugi, l’ospedale può disporre un ricovero protetto. Questa procedura è regolata dalle linee guida stabilite dal DPCM 2017, che delineano il percorso socio-sanitario per le vittime di violenza. Il ricovero protetto non solo fornisce assistenza per le lesioni, ma offre anche un ambiente sicuro, permettendo di sviluppare un progetto personalizzato per la persona coinvolta.

Sportello Antiviolenza: supporto a 360 gradi

Arianna Serafini, operatrice dello Sportello Antiviolenza, evidenzia come questo servizio, attivo tre volte a settimana, collabora strettamente con il pronto soccorso. Quando viene segnalato un caso, le operatrici possono intervenire direttamente per raccogliere la testimonianza della persona e avviare un percorso di sostegno.

L’approccio garantisce riservatezza e sicurezza, con operatrici specializzate nella violenza di genere. Non vengono intraprese azioni senza il consenso della persona, ma si offre supporto per avviare procedimenti legali o misure di protezione. L’associazione dispone di avvocati esperti in vari ambiti, pronti a supportare le vittime in ogni scelta.

Il numero di Differenza Donna: 06.6780537
l numero di emergenza per la violenza contro le donne è il 1522

Il modello del Codice Rosa all’Ospedale Grassi dimostra l’importanza di un approccio integrato e coordinato, fondamentale per trasformare un accesso in emergenza in un percorso verso la libertà e la sicurezza. La sfida resta quella di ampliare i punti di accesso sicuri e garantire una continuità assistenziale efficace, sempre centrata sulla persona e sul suo consenso.

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