Covid-19: riconosciuto il legame con complicanze neurologiche e psicologiche

Uno studio evidenzia gli effetti neurologici e psicologici del Long Covid, colpendo milioni di persone e richiedendo un approccio multidisciplinare per la gestione e la ricerca futura.

Il 2 febbraio 2026, un importante studio pubblicato su ‘Nature Reviews Disease Primers’ ha messo in luce gli effetti a lungo termine del Covid-19, in particolare riguardo alle complicanze neurologiche e psicologiche. La ricerca, frutto di una collaborazione internazionale tra scienziati del Centro di ricerca coordinata Aldo Ravelli dell’Università degli Studi di Milano e diversi atenei prestigiosi come Yale University e University of California, ha rivelato che il Long Covid potrebbe colpire tra i 80 e i 400 milioni di persone nel mondo, con un’incidenza che varia dal 5% al 20% nella popolazione generale e che può arrivare fino al 50% tra i pazienti ospedalizzati.

Effetti del long covid

L’analisi ha evidenziato come il Long Covid, una condizione che si manifesta anche mesi dopo la guarigione dall’infezione, possa avere un impatto significativo sul sistema nervoso, portando a una serie di sintomi noti come Neurocovid. Tra questi, si trovano la “brain fog”, deficit di memoria, affaticamento persistente, cefalee, disturbi del sonno, ansia e depressione. Gli esperti sottolineano che le conseguenze sociali di questi sintomi possono ridurre drasticamente la qualità della vita e la capacità lavorativa, colpendo in modo particolare le donne e i gruppi socio-economicamente vulnerabili.

Ricerca dell’università di milano

La partecipazione dell’Università degli Studi di Milano a questa ricerca è stata guidata da Tommaso Bocci, docente di Neurologia, e Alberto Priori, direttore della Scuola di specializzazione in Neurologia. Durante la pandemia, l’ateneo milanese si è distinto per l’attivazione di linee di ricerca multidisciplinari, spaziando dalla medicina clinica alla biologia molecolare. In particolare, il gruppo del Dipartimento di Scienze della salute è stato il primo in Lombardia a identificare il virus nel sistema nervoso centrale.

Gestione e ricerca futura

La diagnosi di Neurocovid rimane principalmente clinica, mentre la gestione dei sintomi richiede un approccio multidisciplinare. Gli studiosi hanno identificato quattro aree prioritarie per la ricerca futura: standardizzazione delle definizioni e degli strumenti di valutazione, comprensione dei meccanismi neurobiologici, avvio di trial clinici per terapie mirate e rafforzamento delle strategie di prevenzione.

Importanza del monitoraggio

Bocci ha affermato che questo articolo offre un riferimento unico a livello internazionale per comprendere le manifestazioni neurologiche del Covid-19, mentre Priori ha messo in guardia sugli effetti a lungo termine dell’infezione, sottolineando l’importanza di monitorare i pazienti, specialmente quelli che hanno subito ospedalizzazione. La necessità di un sistema di monitoraggio neuroepidemiologico è cruciale per affrontare le sfide sanitarie legate al Long Covid e per garantire che i pazienti ricevano le cure necessarie.

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