Cyberbullismo: insegnanti, genitori e professionisti a ‘Scuola 2.0’ per contrastarlo

Il progetto Educatamente 2.0 a Roma utilizza la realtà virtuale per combattere il cyberbullismo, formando 5.000 operatori sanitari, insegnanti e genitori per proteggere i giovani online.

Il 6 febbraio 2026, a Roma, è stato presentato il progetto pilota Educatamente 2.0, un’iniziativa volta a combattere il cyberbullismo attraverso un programma di formazione innovativo. Questo progetto, finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del programma CCM, coinvolgerà oltre 5.000 operatori sanitari, insegnanti e genitori, e prevede l’uso della realtà virtuale per creare esperienze immersive per gli studenti. L’evento di lancio si è svolto presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in concomitanza con la giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, che si terrà domani.

Obiettivi del progetto Educatamente 2.0

L’iniziativa ha come obiettivo principale quello di formare genitori, insegnanti e operatori sanitari per identificare precocemente i fenomeni di bullismo online e stabilire alleanze con le scuole. Rocco Bellantone, presidente dell’ISS, ha sottolineato l’importanza di un approccio che integri la salute mentale e il benessere digitale, specialmente per i giovani tra gli undici e i quindici anni, fascia particolarmente vulnerabile agli attacchi online. La formazione scientifica di questi gruppi è considerata fondamentale per affrontare l’isolamento delle vittime e prevenire conseguenze gravi.

Giuseppe Quintavalle, direttore generale della ASL Roma 1, ha evidenziato come l’uso dell’innovazione tecnologica possa migliorare la prevenzione. Proteggere gli adolescenti dai rischi del web è essenziale per garantire il loro futuro e la loro integrità psicologica. La collaborazione tra ASL Roma 1, ISS e l’Università Sapienza di Roma è vista come un’opportunità per creare una rete di protezione che coinvolga tutti gli attori del mondo giovanile.

Utilizzo della realtà virtuale nella formazione

Annamaria Giannini, direttrice del Dipartimento di Psicologia della Sapienza, ha spiegato che la realtà virtuale offre un modo efficace per educare i giovani, permettendo loro di vivere esperienze dirette piuttosto che limitarsi a conoscere i fatti. Attraverso ambienti immersivi, i ragazzi possono comprendere le conseguenze emotive e relazionali del cyberbullismo, spostando l’attenzione dalla condotta aggressiva alla persona che la subisce. Questo approccio mira a sviluppare una maggiore consapevolezza e responsabilità nei giovani riguardo ai rischi online.

Il progetto prevede anche corsi di formazione per operatori sanitari e webinar tematici per genitori e insegnanti, con l’obiettivo di formare almeno 5.000 professionisti. Adele Minutillo, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping, ha sottolineato l’importanza di lavorare sia con le vittime che con gli autori di atti di bullismo, per cambiare la cultura che sta alla base di queste condotte.

Interventi nelle scuole e valutazione dell’efficacia

A partire dal prossimo anno scolastico, il progetto prevede interventi in alcune scuole secondarie del distretto della ASL Roma 1, dove gli studenti utilizzeranno visori per immergersi in scenari di cyberbullismo ricostruiti con il supporto della Polizia Postale. Interventi selettivi saranno riservati a ragazzi già segnalati per comportamenti problematici online. Un sistema di valutazione e monitoraggio sarà implementato per analizzare l’efficacia del modello educativo.

La dottoressa Emanuela Mari, del Dipartimento di Psicologia della Sapienza, ha messo in evidenza come la simulazione di episodi di cyberbullismo in un ambiente controllato possa aiutare i ragazzi a confrontarsi con situazioni emotivamente impattanti, trasformando queste esperienze in occasioni di riflessione. Il dibattito successivo, guidato dagli operatori del progetto, mira a sensibilizzare i giovani sulle dinamiche relazionali online e le conseguenze delle loro azioni.

L’importanza di non sottovalutare le aggressioni verbali è un messaggio chiave del progetto. Un video realizzato dall’ufficio stampa dell’ISS, presentato all’apertura del convegno, illustra i danni psicologici causati dal cyberbullismo, paragonandoli all’impatto di un’arma. L’invito è chiaro: chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.

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