Questa mattina, il 25 marzo 2025, si è svolta a Roma l’inaugurazione di ‘Casa Spallanzani’, un’importante iniziativa dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (Inmi) Spallanzani. L’evento ha visto la partecipazione del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, del presidente del Consiglio regionale, Antonello Aurigemma, e dell’assessore regionale ai Servizi sociali, Massimiliano Maselli. Questa inaugurazione segna un traguardo significativo per l’istituto, che celebra i suoi 90 anni di attività nel settore delle malattie infettive.
Un’importante struttura per il supporto ai familiari
‘Casa Spallanzani’ rappresenta una foresteria con una capacità di 22 posti letto, suddivisi in ampie camere doppie. Questa struttura è destinata ad accogliere a prezzi contenuti i familiari e i caregiver dei pazienti ricoverati presso l’Inmi e presso l’ospedale AO San Camillo Forlanini. Inoltre, sarà aperta anche a discenti e docenti del Centro di formazione dello Spallanzani. La creazione di questo spazio è un passo significativo verso il miglioramento dell’accoglienza e del supporto per chi si trova a fronteggiare situazioni di difficoltà legate alla salute dei propri cari.
Durante la cerimonia, è stato presentato anche il nuovo logo ‘Spallanzani 30-90’, simbolo di un percorso che unisce cura, ricerca e formazione. Secondo quanto dichiarato dalla direttrice generale, Cristina Matranga, il logo, con il simbolo dell’infinito, rappresenta un dialogo continuo tra queste tre dimensioni, sottolineando l’importanza della sinergia tra la cura dei pazienti e l’attività di ricerca, che ha reso lo Spallanzani un punto di riferimento sia a livello nazionale che internazionale.
Un istituto con una lunga storia di eccellenza
Fondato nel 1936, l’Inmi Spallanzani ha costantemente adattato le proprie attività per rispondere all’evoluzione delle malattie infettive. Negli anni Trenta, l’istituto ha avviato una sezione dedicata alla poliomielite e, nel 1957, ha giocato un ruolo cruciale nel contrasto alla pandemia influenzale conosciuta come ‘Asiatica’. Nel 1970, ha affrontato l’epidemia di colera e ha iniziato a gestire i casi di epatite virale, in particolare quelli legati alla tossicodipendenza. Dagli anni Ottanta, lo Spallanzani è diventato uno dei principali centri europei per la cura e la ricerca sull’HIV e sull’AIDS, contribuendo allo sviluppo di nuove pratiche cliniche e terapeutiche.
Con l’emergere di nuove sfide, come la tubercolosi, l’istituto ha ampliato il proprio raggio d’azione, diventando un polo di riferimento per la cura di forme farmaco-resistenti. Nel dicembre del 1996, il Ministero della Salute ha ufficialmente riconosciuto lo Spallanzani come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs). Tra il 2001 e il 2003, l’istituto è stato designato come polo nazionale per la gestione del bioterrorismo e delle emergenze infettive, un ruolo che ha assunto particolare rilevanza durante la pandemia di COVID-19.
Innovazione e ricerca all’avanguardia
Oggi, l’Inmi Spallanzani è organizzato in due dipartimenti: il Dipartimento clinico e di ricerca delle Malattie Infettive e il Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca preclinica e Diagnostica avanzata. L’istituto ospita l’unico laboratorio italiano di biosicurezza di livello 4 (Bsl4), le cui attività saranno ulteriormente ampliate nel corso dell’anno con l’attivazione di una nuova infrastruttura. Sono presenti anche tre laboratori Bsl3 e una biobanca che conserva oltre 1.255.000 campioni biologici, parte del network Bbmri-Eric.
In fase di realizzazione c’è il nuovo Polo dei laboratori ‘Rita Levi Montalcini’, che integrerà i laboratori di Virologia e Microbiologia, attualmente unici laboratori di terzo livello nella Regione Lazio. Questa nuova struttura avrà un ruolo cruciale nella diagnostica specialistica ad alta complessità, nella caratterizzazione avanzata dei patogeni e nel coordinamento delle reti di sorveglianza, supportando la gestione delle emergenze infettive a livello regionale e nazionale.
