Dalle distorsioni alla caviglia alla lombalgia: i rischi del trekking in montagna

Il medico-fisiatra Andrea Bernetti avverte sui rischi dell’escursionismo e sottolinea l’importanza di preparazione fisica e attrezzatura adeguata per prevenire infortuni in montagna.

Il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa presso l’Università del Salento e segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer), evidenzia l’importanza di un corretto approccio all’escursionismo, in particolare per quanto riguarda l’equipaggiamento e la preparazione fisica. La sua analisi, pubblicata il 5 luglio 2026, mette in guardia sui rischi associati all’escursionismo in montagna, un’attività sempre più popolare tra gli italiani durante l’estate.

Rischi legati all’escursionismo

Il trekking si è affermato come una delle attività all’aperto più amate, grazie alla bellezza dei paesaggi montani e all’opportunità di godere dell’aria fresca. Tuttavia, Bernetti sottolinea che i terreni accidentati e l’uso di attrezzature inadeguate possono mettere a dura prova il sistema muscolo-scheletrico. “I terreni sconnessi e i dislivelli, insieme a un equipaggiamento pesante, possono generare stress notevoli”, afferma il medico. La preparazione è fondamentale, e un’adeguata conoscenza dei rischi può prevenire infortuni gravi. L’escursionismo, se praticato senza le dovute precauzioni, può portare a infortuni traumatici e da sovraccarico, con la distorsione della caviglia che risulta essere l’infortunio più comune.

Tipologie di infortuni

Bernetti distingue tra infortuni traumatici e da sovraccarico. I traumi distorsivi della caviglia sono particolarmente frequenti, con una probabilità di recidiva cinque volte superiore per chi ha già subito un infortunio e non ha seguito un percorso di riabilitazione. Gli infortuni da sovraccarico, più insidiosi, si manifestano quando si supera la soglia di carico fisiologico. Un esempio è la sindrome dolorosa femoro-rotulea, che colpisce circa il 20% della popolazione adulta attiva e ha un’incidenza maggiore nelle donne. Questo tipo di infortunio si verifica spesso durante le discese, a causa dello stress ripetitivo sulle articolazioni.

Prevenzione e preparazione fisica

La chiave per prevenire infortuni risiede nella preparazione fisica e nell’attrezzatura adeguata. Bernetti suggerisce l’importanza di un protocollo di esercizi mirati per rinforzare la muscolatura degli arti inferiori, in particolare i quadricipiti e i glutei. La stabilità del core è altrettanto cruciale: un addome e una zona lombare forti aiutano a distribuire il peso dello zaino in modo equilibrato. La preparazione proprioceptiva, spesso trascurata, è fondamentale per migliorare il controllo neuromotorio e prevenire distorsioni. L’uso di attrezzature come tavolette instabili può essere utile per allenare i recettori neuromuscolari delle articolazioni.

Attrezzatura e gestione degli infortuni

Bernetti sottolinea che lo zaino non dovrebbe superare il 15% del peso corporeo e deve essere caricato correttamente, con gli oggetti più pesanti verso lo schienale per evitare sbilanciamenti. Le calzature devono garantire un buon supporto e stabilità, con suole adatte e tasselli profondi. Anche se si seguono tutte le precauzioni, infortuni possono comunque verificarsi. In caso di trauma acuto, è essenziale seguire il protocollo ‘Price’ (Protezione, riposo, Ice, compressione, elevazione) e consultare strutture sanitarie per accertamenti. Per le patologie da sovraccarico, la gestione del dolore e una valutazione specialistica sono fondamentali per definire un adeguato piano riabilitativo.

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