Il dibattito sulla riforma del Sistema Sanitario Nazionale (Ssn) sta attraversando una fase cruciale, come evidenziato dalle recenti dichiarazioni di Tonino Aceti, presidente di Salutequità. In una nota rilasciata il 6 febbraio 2026, Aceti ha messo in luce le problematiche legate al Disegno di Legge (Ddl) delega, che si occupa della riorganizzazione e potenziamento del Ssn, sottolineando come il ruolo del Parlamento in questo processo risulti marginale.
Il contesto della riforma sanitaria
Il Ddl delega, che comprende anche misure sulla legislazione farmaceutica e sulle professioni sanitarie, è visto come un segnale positivo di impegno governativo nell’affrontare le sfide del settore sanitario. Tuttavia, Aceti ha avvertito che l’effettivo impatto di queste misure dipenderà dalla modalità di attuazione. Salutequità ha condotto un’analisi dettagliata del Ddl per identificare le criticità e incoraggiare il Parlamento a migliorare il testo. È evidente che senza un’adeguata revisione, le riforme potrebbero non soddisfare le esigenze della popolazione.
La mancanza di un nuovo Piano Sanitario Nazionale, il cui ultimo risale al triennio 2006-2008, rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione. Nonostante le affermazioni di priorità da parte del Ministero della Salute, il Piano Sanitario Nazionale 2025-2027 non ha ancora visto la luce. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il Patto per la Salute è rimasto bloccato dal 2019 al 2021, in attesa di approvazione.
Ruolo del Parlamento e criticità del Ddl delega
Aceti ha evidenziato che il Parlamento avrà un ruolo limitato nel processo di riforma, poiché il Ddl prevede che i decreti legislativi siano trasmessi alle Commissioni parlamentari solo per un parere non vincolante. Questo approccio riduce notevolmente l’influenza del Parlamento su un tema di così grande rilevanza. Inoltre, il tempo a disposizione per esprimere il parere è ridotto a trenta giorni, rispetto ai sessanta previsti per altre legislazioni, come quella farmaceutica.
Il Ddl delega stabilisce che non devono derivare nuovi oneri per la finanza pubblica dall’attuazione delle deleghe. Tuttavia, Aceti ha messo in guardia che molte delle proposte, come la revisione degli standard per l’assistenza territoriale e l’introduzione di nuovi modelli ospedalieri, potrebbero comportare costi aggiuntivi per lo Stato. Al contrario, il Ddl sulla legislazione farmaceutica prevede già stanziamenti significativi per il 2026 e gli anni successivi.
Prospettive future e necessità di innovazione
L’analisi dei criteri direttivi del Ddl delega rivela una scarsa innovazione, con molti elementi già presenti in normative precedenti. Aceti ha sottolineato la necessità di rinnovare i meccanismi di monitoraggio e valutazione delle prestazioni sanitarie, nonché di rivedere i sistemi di rimborso delle prestazioni stesse. L’integrazione tra ospedale e territorio deve diventare un obiettivo centrale, ponendo il paziente al centro del sistema sanitario.
Il futuro del Ssn dipenderà quindi dalla capacità di affrontare queste sfide in modo proattivo e innovativo. Il governo e il Parlamento devono lavorare insieme per garantire che le riforme non solo vengano attuate, ma che rispondano effettivamente ai bisogni dei cittadini, assicurando un accesso equo e di qualità ai servizi sanitari.
