Decesso dopo puntura di calabrone: le indicazioni dell’allergologa su come intervenire subito

Allerta sui rischi delle punture di imenotteri in Italia: decessi annuali e necessità di sorveglianza per le reazioni allergiche, evidenziati da uno studio dell’ospedale Bambino Gesù.

Antonella Muraro, esperta in allergologia, ha lanciato un allerta riguardo ai rischi legati alle punture di imenotteri in Italia. Secondo recenti dati, nel Paese si registrano annualmente tra i 5 e i 20 decessi a causa di punture da api, vespe e calabroni, con una media di 5,3 morti per anafilassi. Queste informazioni emergono da uno studio clinico-epidemiologico pubblicato nel 2023 dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Tuttavia, si stima che il numero reale di decessi possa essere sottovalutato, poiché alcune morti improvvise vengono erroneamente attribuite ad altre cause. La mancanza di una sorveglianza nazionale adeguata per monitorare le punture e le reazioni allergiche rappresenta una grave lacuna. Molti casi fatali si verificano in individui che non hanno mai mostrato segni di allergia in precedenza.

Rischi legati alle punture di imenotteri

La professoressa Muraro ha affrontato il tema dopo la tragica morte del naturalista Manuel Mongini, avvenuta domenica scorsa a Soriso, in provincia di Novara, a causa di una puntura di calabrone. Mongini, 74 anni, ha perso conoscenza rapidamente a causa di uno shock anafilattico. Ma perché le punture di imenotteri possono risultare fatali? L’allergologa spiega che la principale causa è l’anafilassi, una reazione allergica sistemica che può portare a chiusura delle vie aeree e collasso cardiocircolatorio. Negli anziani o in soggetti con patologie cardiache, possono verificarsi anche aritmie o ischemie. In caso di molteplici punture, si può sviluppare un meccanismo tossico diretto che provoca danni muscolari e insufficienza renale, colpendo anche chi non è allergico.

Le categorie più a rischio includono chi ha già manifestato reazioni allergiche, lavoratori esposti come apicoltori e giardinieri, anziani e pazienti con malattie preesistenti. È importante notare che una persona può non essere consapevole della propria allergia, quindi è fondamentale riconoscere i segni dell’anafilassi senza attendere una diagnosi formale.

Procedure da seguire dopo una puntura

Quali sono i passi da seguire dopo una puntura di imenottero? Secondo Muraro, se si manifestano solo dolore, bruciore o gonfiore limitato, è consigliabile seguire alcune semplici regole. Innanzitutto, allontanarsi immediatamente dal luogo dell’incidente, poiché insetti come vespe e calabroni possono pungere più volte. È importante controllare se il pungiglione è rimasto nel corpo e, se presente, rimuoverlo con attenzione. Successivamente, è utile lavare la zona colpita con acqua e sapone e applicare ghiaccio per ridurre il gonfiore. Se la puntura interessa un arto, è opportuno rimuovere anelli o orologi per evitare complicazioni con l’aumento del gonfiore. Antistaminici o analgesici possono essere utilizzati su consiglio medico per alleviare i sintomi locali.

La situazione cambia drasticamente se si presentano segni di reazione allergica generalizzata. In tali casi, è fondamentale contattare il 112. I sintomi da tenere sotto controllo includono orticaria, gonfiore del viso e difficoltà respiratorie. Muraro sottolinea l’importanza di utilizzare l’adrenalina autoiniettabile per le reazioni anafilattiche, che deve essere somministrata tempestivamente. Se i sintomi persistono, è consigliato utilizzare una seconda dose dopo pochi minuti e mantenere la persona in posizione sdraiata con le gambe sollevate.

Prevenzione e raccomandazioni per i lavoratori a rischio

La prevenzione è cruciale per evitare punture di imenotteri. Muraro raccomanda di non avvicinarsi ai nidi e di farli rimuovere da professionisti. È consigliabile non agitare le braccia e non cercare di colpire gli insetti, ma piuttosto allontanarsi lentamente. Ulteriori precauzioni includono indossare scarpe chiuse e guanti durante il giardinaggio, evitare profumi intensi e coprire cibi e bevande. Per i lavoratori che operano in ambienti a rischio, come agricoltori e apicoltori, le misure preventive devono essere ancora più rigorose. L’INAIL suggerisce di integrare il rischio nel documento di valutazione e di formare il personale, nonché di garantire un accesso immediato ai farmaci prescritti.

Infine, dopo una reazione allergica grave, è essenziale intraprendere un percorso di valutazione allergologica per identificare eventuali sensibilizzazioni e considerare l’immunoterapia specifica come trattamento curativo. Questo approccio rappresenta l’unico metodo in grado di ridurre significativamente il rischio di reazioni future. L’autoiniettore rimane un dispositivo di emergenza e non deve sostituire l’immunoterapia.

Condivi su: