Il 18 maggio 2026, a Casoria, un tragico incidente ha colpito la comunità locale dopo la morte di Adriano d’Orso, un giovane di 16 anni, a causa di una grave reazione allergica alle proteine del latte. Dopo aver consumato un cono gelato, il ragazzo ha subito uno shock anafilattico, un evento potenzialmente letale che ha suscitato l’attenzione e la preoccupazione degli esperti in materia di allergie alimentari. Vincenzo Patella, presidente della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (Siaaic) e direttore della UOC Medicina Interna dell’Azienda Sanitaria di Salerno, ha commentato la situazione, evidenziando la necessità di una maggiore consapevolezza riguardo a queste allergie.
Il dramma della reazione allergica
La morte di Adriano d’Orso non è un caso isolato. Solo un mese prima, una studentessa di 15 anni era deceduta a Ostia, sempre per shock anafilattico, dopo aver consumato un panino contenente proteine del latte. Questi eventi tragici hanno messo in luce la fragilità del sistema di informazione riguardo alle allergie alimentari e l’importanza dell’uso tempestivo dell’adrenalina. Patella ha sottolineato come l’allergia alle proteine del latte possa causare reazioni violente e immediate, mentre l’intolleranza al lattosio, pur causando disagio, non porta a esiti fatali.
Patella ha chiarito che la caseina, una delle principali proteine del latte, è particolarmente insidiosa poiché rimane allergizzante anche dopo la cottura. Questo mette in evidenza la necessità di una vigilanza costante da parte di chi consuma alimenti contenenti latte, poiché anche tracce minime possono scatenare reazioni letali.
Gestione delle emergenze e prevenzione
La gestione delle emergenze legate alle allergie alimentari è un tema cruciale. Secondo le prime ricostruzioni del caso di Casoria, si è tentato di somministrare cortisone al giovane prima dell’arrivo dei soccorsi, ma Patella ha avvertito che questo farmaco non è efficace in caso di anafilassi acuta. L’adrenalina auto-iniettabile è l’unico farmaco che può fornire una risposta rapida e salvavita in tali situazioni. Ogni persona allergica dovrebbe sempre avere con sé questo dispositivo, che permette di guadagnare tempo prezioso prima di raggiungere un pronto soccorso.
In Italia, si stima che ci siano tra i 40 e i 60 decessi all’anno attribuiti allo shock anafilattico, ma il numero potrebbe essere più alto a causa di morti non correttamente segnalate. Patella ha lanciato un appello per la creazione di un Registro Nazionale sulle Anafilassi, che dovrebbe essere gestito dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con il coinvolgimento delle società scientifiche.
Ristorazione e rischio allergeni
Un altro aspetto critico riguarda la ristorazione e la produzione alimentare. La contaminazione da ingredienti non dichiarati rappresenta una minaccia costante per chi soffre di allergie. Che si tratti di tracce di latte in un gelato o di formaggio in un piatto di pasta, il “cibo nascosto” è una realtà pericolosa. Anche se non sono obbligati a detenere adrenalina, i ristoratori e i produttori alimentari devono essere formati adeguatamente per gestire il rischio di allergeni.
La Siaaic ha reso disponibili corsi e risorse online per informare e formare il personale del settore alimentare sulla gestione del rischio legato alle allergie. Patella ha espresso la speranza che un miglioramento nella formazione e nella consapevolezza possa contribuire a prevenire ulteriori tragedie e a garantire la sicurezza di chi vive con allergie alimentari.
