Dipendenze, il neurochirurgo Settembre: “Non è una colpa, ma una malattia”

Il dottor Settembre presenta il suo libro sulle dipendenze, evidenziando l’importanza di un approccio medico e scientifico per affrontare questo fenomeno in crescita nella società.

Alla presentazione del suo nuovo libro, intitolato ‘Dipendenze: comprendere, prevenire, curare’, il dottor Roberto Settembre, neurochirurgo e specialista in stimolazione cerebrale non invasiva (Nibs), ha affrontato il delicato tema delle dipendenze, sottolineando l’importanza di un approccio medico piuttosto che giudicante. L’evento si è tenuto a Roma il 15 marzo 2025, e ha attirato l’attenzione su un fenomeno che colpisce un numero crescente di individui.

La dipendenza come trappola neurobiologica

Settembre ha dichiarato che la dipendenza non può essere considerata una semplice questione di volontà, ma piuttosto una complessa interazione di fattori neurobiologici e psicologici. Durante la presentazione, ha messo in discussione i pregiudizi morali che circondano questo tema, proponendo un linguaggio scientifico che sostituisca il concetto di colpa con quello di evidenze mediche. Questo cambiamento di prospettiva è fondamentale per spostare la discussione dalla sfera pubblica a quella clinica.

Il neurochirurgo ha evidenziato che, secondo recenti studi, circa cinque italiani su cento nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni hanno sperimentato l’uso di cocaina almeno una volta, con un 0,9% che ne ha fatto uso nell’ultimo anno. Questi dati evidenziano una realtà strutturale e sanitaria, contrariamente all’idea di un’emergenza temporanea. Settembre ha sottolineato che il dibattito pubblico continua ad utilizzare un linguaggio obsoleto, parlando di volontà e fallimenti, mentre la scienza ha già superato queste concezioni.

Fattori di vulnerabilità alla dipendenza

Ma cosa determina la predisposizione di un individuo alla dipendenza? Secondo le ricerche condotte dal CNR, cinque fattori principali influenzano questa vulnerabilità: età, genetica, genere, stress e comorbidità psichiatrica. Settembre ha chiarito che l’ereditarietà gioca un ruolo cruciale, con una predisposizione che può variare tra il 40% e il 60%. Questo significa che una parte significativa della vulnerabilità non è il risultato di scelte consapevoli, ma è influenzata da fattori biologici preesistenti.

L’adolescenza, in particolare, rappresenta un periodo critico. La corteccia frontale, che regola il controllo degli impulsi e la pianificazione, non è completamente sviluppata fino ai 25 anni. Questo rende i giovani più suscettibili agli effetti delle sostanze, creando una finestra di vulnerabilità che non può essere chiusa solo attraverso campagne informative.

Strategie di prevenzione e intervento

Settembre ha affermato che una prevenzione efficace deve andare oltre l’informazione scolastica. È necessario implementare programmi che promuovano la resilienza e la gestione dello stress, partendo dalla comunicazione familiare e dall’educazione alla salute mentale fin dalla giovane età. L’uso ripetuto di sostanze provoca modifiche permanenti nelle funzioni cerebrali, influenzando la trasmissione della dopamina e portando a condizioni come l’anedonia, dove il soggetto non riesce più a provare piacere dalle esperienze quotidiane.

Il dottore ha anche messo in evidenza che le dipendenze non si limitano solo alle sostanze chimiche tradizionali. Gioco d’azzardo, dipendenze affettive e uso compulsivo dei social media attivano gli stessi circuiti cerebrali coinvolti nelle dipendenze chimiche. Le nuove forme di dipendenza, come l’isolamento digitale e il narcisismo patologico, condividono la stessa architettura neurobiologica delle dipendenze più conosciute, ampliando il perimetro del problema.

Innovazioni nelle cure per le dipendenze

La medicina moderna classifica la dipendenza come una malattia cronica del cervello, aprendo la strada a trattamenti più mirati. Accanto a terapie consolidate come la psicoterapia cognitivo-comportamentale e la farmacologia, si stanno sviluppando tecniche di neuromodulazione, come la stimolazione magnetica transcranica (TMS) e il neurobiofeedback. Questi strumenti mirano a sfruttare la neuroplasticità, che la dipendenza altera, per favorire il recupero.

Settembre ha concluso affermando che la neuroplasticità e gli approcci multidisciplinari possono rendere il recupero dalla dipendenza un obiettivo concretamente raggiungibile. La capacità del cervello di riorganizzarsi rappresenta una base biologica fondamentale per le nuove strategie di intervento. Tuttavia, il vero ostacolo rimane di natura culturale. Finché la dipendenza verrà vista come una colpa invece che come una patologia, l’accesso alle cure sarà ostacolato dallo stigma sociale. “Ogni dipendenza nasconde una persona da ascoltare, non da giudicare”, ha affermato Settembre, ribadendo l’importanza di un approccio empatico e comprensivo.

Condivi su: