Dolore cronico: le istituzioni si attivano per garantire accesso diretto alle cure

Il quinto episodio del vodcast “E tu, sai cosa si prova?” esplora la gestione del dolore cronico in Italia e le disparità nell’accesso alle cure tra le regioni.

Il quinto episodio del vodcast intitolato “E tu, sai cosa si prova?” è ora disponibile online, dedicato alle iniziative per garantire il diritto a non soffrire, un tema di rilevanza cruciale nel panorama della salute pubblica italiana. Questo episodio affronta la complessa questione della gestione del dolore cronico, evidenziando le disparità esistenti tra le diverse regioni del Paese e le azioni necessarie per migliorare l’accesso alle cure per i pazienti.

La situazione attuale nella gestione del dolore cronico

In Italia, il trattamento del dolore cronico presenta notevoli differenze a seconda delle aree geografiche. Alcune regioni vantano una rete efficace che sostiene i pazienti, mentre altre si trovano in una situazione di grande difficoltà, con risorse limitate e accesso alle cure spesso inadeguato. Questa disparità rende difficile per molti pazienti orientarsi nel sistema sanitario, creando una vera e propria lotteria territoriale. Il quinto episodio della serie vodcast “E tu, sai cosa si prova?”, prodotto da Adnkronos in collaborazione con Sandoz, si propone di esplorare queste problematiche e di discutere come la legge 38 del 2010, che sancisce il diritto a non soffrire, possa essere applicata in modo più efficace.

Il manifesto 2.0 e la necessità di cambiamento

Il 25 febbraio 2025 ha segnato la firma del nuovo Manifesto sul dolore cronico, noto come Manifesto 2.0. Questo documento invita a sviluppare una maggiore consapevolezza riguardo alla patologia, con l’obiettivo di garantire che i pazienti ricevano un’adeguata assistenza. La forza di questo manifesto risiede nella sua origine: è frutto di una collaborazione tra società scientifiche, clinici, istituzioni, aziende e cittadini, creando un’alleanza sinergica per affrontare una legge che è in vigore da quindici anni ma che fatica a trovare applicazione concreta.

Le parole dei protagonisti

L’onorevole Ilenia Malavasi, membro della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, ha sottolineato l’assenza di una cultura adeguata per la cura del dolore cronico in Italia. Secondo Malavasi, il dolore viene spesso visto solo come un sintomo di altre patologie e non come una condizione autonoma e complessa. Questa mancanza di riconoscimento porta a diagnosi tardive e percorsi terapeutici inadeguati, con un impatto significativo sulla vita dei pazienti. Inoltre, ha messo in evidenza come le donne siano le più colpite da questa situazione, rimanendo spesso senza cure adeguate. Per affrontare questa problematica, Malavasi ha suggerito la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica e formare i professionisti della salute, a partire dai medici di medicina generale.

Il ruolo delle associazioni e delle istituzioni

Nel suo intervento, Tiziana Nicoletti, responsabile del coordinamento dell’Associazione malati cronici e rari di Cittadinanzattiva, ha evidenziato che, nonostante la legge 38 rappresenti un importante passo avanti, è ancora poco conosciuta e applicata. Un’indagine condotta da Cittadinanzattiva ha rivelato che il 70% dei cittadini ignora l’esistenza di questa legge, mentre il 60% di loro è già affetto da una patologia cronica. Questo significa che coloro che avrebbero più bisogno di informazioni per esercitare i propri diritti non hanno gli strumenti necessari. Senza una corretta informazione, non può esserci un reale empowerment dei pazienti, e di conseguenza, i sistemi sanitari non possono evolvere.

Verso un sistema sanitario più equo

Secondo Paolo Fedeli, Head of Corporate Affairs di Sandoz, il Manifesto 2.0 rappresenta uno strumento utile per evidenziare le buone pratiche esistenti e per rendere più visibile il valore delle risorse disponibili, ma non uniformemente accessibili. Fedeli ha sottolineato l’importanza di integrare e comunicare tra i vari attori del sistema sanitario, affinché le Regioni possano sviluppare piani di potenziamento coerenti. Malavasi ha aggiunto che è fondamentale ripartire dalla formazione dei professionisti della salute, in modo che i medici di famiglia possano riconoscere il dolore cronico e indirizzare i pazienti verso le cure appropriate in modo tempestivo. Una diagnosi rapida non solo ridurrebbe i costi e le liste d’attesa, ma contribuirebbe anche a una netta distinzione tra cure palliative e terapia del dolore, evitando confusioni che ostacolano il progresso in questo ambito.

Nicoletti ha concluso il suo intervento sottolineando l’importanza di integrare la terapia del dolore nei nuovi assetti del Dm77, evidenziando che il dolore cronico è una realtà ancora in fase di definizione. Nonostante le sfide, esistono strumenti, leggi e alleanze che possono contribuire a migliorare la situazione. La serie vodcast “E tu, sai cosa si prova?” si propone di approfondire questi temi e di offrire una comprensione più chiara e concreta del dolore cronico, disponibile sul canale YouTube di Adnkronos e su Spotify.

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