Scoperto nel 1976, il virus Ebola continua a rappresentare una seria minaccia per la Repubblica Democratica del Congo, dove si registra la diciassettesima epidemia. Questo virus, emerso per la prima volta sulle rive del fiume omonimo, ha causato un nuovo allerta sanitario nel 2026.
Il 15 maggio 2026, l’Africa Centres for Disease Control and Prevention ha reso noto di stare monitorando un focolaio di Ebola nella provincia di Ituri. Attualmente, sono stati segnalati circa 246 casi sospetti e 65 decessi, con i maggiori focolai nelle aree sanitarie di Mongwalu e Rwampara. I test hanno già rivelato la presenza del virus in 13 dei 20 campioni analizzati, il che ha portato a un potenziamento delle misure di sorveglianza e a una risposta coordinata per affrontare l’emergenza.
La scoperta del virus ebola
Nel settembre del 1976, un giovane scienziato di nome Peter Piot, ora settantasettenne, si trovò di fronte a un virus sconosciuto in un laboratorio di microbiologia ad Anversa. Questo virus, identificato in campioni di sangue di una suora fiamminga deceduta in Zaire, ha causato un’epidemia mortale che ha colpito decine di persone. Piot, insieme a un team di esperti, si recò nella foresta pluviale per rintracciare il virus, sospettando che i pipistrelli fossero i portatori. La situazione era drammatica: febbre alta, disidratazione e emorragie caratterizzavano i sintomi dei malati. Oggi, nonostante i progressi fatti nella ricerca di vaccini e trattamenti, il virus Ebola continua a rappresentare una minaccia per la salute pubblica.
Il nuovo focolaio in congo
La notizia del nuovo focolaio di Ebola in Congo ha riacceso i ricordi di precedenti epidemie, in particolare quella tra il 2014 e il 2016, che ha colpito oltre 28.000 persone e causato più di 11.000 decessi. Quell’epidemia si diffuse anche in Europa e negli Stati Uniti, portata da operatori sanitari e volontari che si trovavano nei Paesi a rischio. Il caso del dottore Fabrizio Pulvirenti e dell’infermiere Stefano Marongiu, entrambi guariti dopo aver contratto il virus, è un esempio di come la malattia possa colpire chi lavora in prima linea. Attualmente, il focolaio in corso in Congo è il diciassettesimo registrato nel Paese, con l’ultimo caso risalente a fine 2025. Anche l’Uganda ha lanciato allerta per un focolaio di un altro ceppo di Ebola nel 2023.
Caratteristiche e contagio del virus ebola
L’Ebola è una malattia rara ma grave, con un tasso di mortalità che varia dal 25% al 90% a seconda del focolaio. Essa è causata da virus della famiglia dei Filoviridae e sono state identificate sei specie di Orthoebolavirus, di cui tre responsabili di epidemie significative. Attualmente, solo per il virus Ebola esistono vaccini e terapie autorizzati. L’assistenza precoce e intensiva, che include reidratazione e trattamento dei sintomi, può migliorare notevolmente le chance di sopravvivenza.
Il virus si trasmette principalmente attraverso il contatto con sangue, secrezioni e fluidi corporei di animali infetti, come i pipistrelli. Anche il contagio tra esseri umani avviene tramite contatto diretto con fluidi di persone malate o decedute. Le persone non sono contagiose prima della comparsa dei sintomi e rimangono tali fino a quando il virus è presente nel loro sangue. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccomandato l’uso di anticorpi monoclonali per il trattamento dell’infezione da virus Ebola. Due vaccini sono stati approvati per contrastare questa malattia, mentre altri sono in fase di sviluppo per ceppi diversi come quello del Sudan. La risposta ai focolai richiede un forte coinvolgimento delle comunità locali, oltre a misure di sorveglianza, assistenza clinica e prevenzione delle infezioni.
La situazione attuale in Congo sottolinea l’importanza di mantenere alta l’attenzione e la preparazione per affrontare le emergenze sanitarie legate al virus Ebola.
