Ebola, Oms avverte: “L’epidemia è destinata ad aumentare, preoccupazione crescente”

L’Organizzazione mondiale della sanità dichiara emergenza sanitaria per l’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo e Uganda, con oltre 30 casi confermati e 139 decessi.

Il 20 maggio 2026, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha confermato l’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale legata alla nuova epidemia di Ebola, originatasi nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) e già diffusa in Uganda. Nonostante la gravità della situazione, l’Oms ha specificato che non si tratta di un’emergenza pandemica. Durante una conferenza stampa tenutasi il giorno precedente, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha avvertito che l’epidemia è destinata ad ampliarsi ulteriormente, dati i tempi di circolazione del virus prima della sua identificazione.

La situazione attuale dell’epidemia

La nuova epidemia di Ebola ha già portato a oltre 30 casi confermati e quasi 600 sospetti, con 139 decessi segnalati. Tedros ha sottolineato che l’emergenza rappresenta un serio rischio per la salute pubblica, in quanto il virus si sta diffondendo in diverse aree urbane. La situazione è ulteriormente complicata dalla segnalazione di decessi tra gli operatori sanitari, un indicatore preoccupante che suggerisce una trasmissione del virus all’interno delle strutture sanitarie. La provincia di Ituri, in Rdc, è particolarmente colpita da conflitti che hanno intensificato la crisi umanitaria, costringendo oltre 100.000 persone a lasciare le loro case negli ultimi due mesi. Questo movimento di popolazione aumenta il rischio di diffusione del virus.

Fattori di rischio e misure di risposta

Il direttore generale dell’Oms ha elencato cinque fattori principali che preoccupano gli esperti riguardo alla diffusione dell’epidemia. Oltre ai casi confermati e sospetti, l’estensione dell’epidemia e l’alto tasso di mortalità tra gli operatori sanitari sono segnali allarmanti. La situazione di insicurezza nella regione di Ituri, un’area mineraria con un significativo movimento di popolazione, contribuisce ulteriormente ai rischi legati alla diffusione del virus. Infine, il virus che sta causando questa epidemia è il Bundibugyo, per il quale esistono vaccini e terapie approvati, ma la mancanza di accesso immediato a questi strumenti rende la situazione ancora più critica.

Collaborazione internazionale e finanziamenti

Tedros ha evidenziato l’importanza di una risposta internazionale coordinata per affrontare l’emergenza. Ha espresso gratitudine al Governo della Repubblica Democratica del Congo e alle autorità locali per la loro cooperazione nella gestione della crisi. Inoltre, ha ringraziato il Governo dell’Uganda per aver rinviato le celebrazioni della Giornata dei Martiri, un evento che potrebbe attirare fino a 2 milioni di persone, per ridurre il rischio di contagio. L’Oms ha mobilitato un team sul campo per supportare le autorità nazionali, fornendo personale, attrezzature e fondi. È stato approvato un ulteriore stanziamento di 3,4 milioni di dollari dal Fondo di contingenza per le emergenze, portando il totale a 3,9 milioni di dollari, per garantire una risposta efficace all’epidemia.

La gravità della situazione richiede un’azione immediata e coordinata per prevenire ulteriori decessi e contenere la diffusione del virus. Le misure adottate dai vari Paesi, come delineato nelle raccomandazioni dell’Oms, sono fondamentali per affrontare questa emergenza sanitaria.

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