L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un allarme riguardo all’epatite virale, evidenziando che nel 2024 si prevede un tragico bilancio di circa 1,3 milioni di morti a livello globale. La maggior parte di questi decessi, pari all’85%, è attribuibile all’epatite B, una malattia infettiva che continua a rappresentare una delle principali cause di mortalità nel mondo. L’OMS ha sottolineato che le lacune nella prevenzione, nella diagnosi e nelle cure sono fattori chiave che contribuiscono a questo drammatico scenario. Questo messaggio è stato ribadito in occasione della Giornata Mondiale dell’Epatite, celebrata il 28 luglio 2026, durante un focus online e un rapporto pubblicato in concomitanza con la 26esima Conferenza Internazionale sull’AIDS a Rio de Janeiro, in Brasile.
Tipi di epatiti
L’Associazione Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI) ha richiamato l’attenzione sulla dimensione “sommersa” delle epatiti virali croniche, un aspetto che ostacola il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’OMS per ridurre del 90% le nuove infezioni e del 65% la mortalità associata entro il 2030. La Giornata Mondiale dell’Epatite coincide con l’anniversario della nascita di Baruch Blumberg, premio Nobel per la Medicina nel 1976, noto per la scoperta del virus dell’epatite B e per lo sviluppo del primo vaccino contro questa malattia.
Attualmente, sono identificati cinque virus epatotropi: epatite A (HAV), epatite B (HBV), epatite C (HCV), epatite D (HDV) ed epatite E (HEV). Questi virus sono responsabili di infezioni epatiche che comportano un significativo carico di malattia e mortalità in tutto il mondo. L’HAV, pur non causando forme croniche, è responsabile di infezioni acute in regioni con scarse condizioni igienico-sanitarie e in contesti ad alto reddito. Nonostante l’esistenza di un vaccino efficace, l’OMS stima che nel 2023 l’HAV abbia causato circa 35.600 decessi.
L’infezione da HEV rappresenta un’altra causa importante di epatite acuta, spesso associata al consumo di carne suina o selvaggina cruda. Valentina Svicher, professore di Microbiologia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, ha sottolineato che l’impatto delle epatiti virali croniche è probabilmente sottostimato, poiché molte persone infette non sono diagnosticate. È fondamentale implementare programmi di screening per far emergere queste infezioni e garantire un adeguato follow-up terapeutico.
Prevenzione e cura
La vaccinazione è un elemento cruciale nella prevenzione delle epatiti virali. Per l’epatite B, l’AMCLI evidenzia l’importanza di un vaccino efficace che ha contribuito notevolmente alla diminuzione dell’incidenza e della mortalità. Tuttavia, persistono sfide significative nella realizzazione di programmi vaccinali a livello globale. La copertura della vaccinazione alla nascita, fondamentale per prevenire la trasmissione madre-figlio, è insufficiente in molte aree ad alta endemia. Secondo l’OMS, solo circa il 45% dei neonati riceve la dose di vaccino entro le prime 24 ore di vita, con valori inferiori al 20% in alcune regioni africane.
Negli ultimi anni, gli sviluppi terapeutici hanno trasformato la gestione delle epatiti virali croniche. L’introduzione di antivirali ad azione diretta (DAA) per l’HCV ha portato a tassi di guarigione superiori al 95%. Carlo Federico Perno, direttore della UO Microbiologia dell’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha sottolineato che i progressi sono stati significativi anche per HBV e HDV, con nuovi farmaci in grado di sopprimere la replicazione virale e ridurre il rischio di complicanze gravi.
Tuttavia, l’accesso alle cure rimane limitato in molte regioni del mondo. Nel 2024, meno del 5% delle persone con infezione da HBV ha ricevuto un trattamento antivirale, mentre circa il 20% delle persone con HCV ha avuto accesso a cure. L’AMCLI sottolinea l’importanza di testare l’HDV in tutti i pazienti con infezione da HBV, poiché la ricerca degli anticorpi e dei marker virologici è ancora insufficiente.
Attualmente, sono disponibili strumenti diagnostici e terapeutici efficaci per affrontare le epatiti virali. La sfida consiste nel garantire che questi strumenti raggiungano le persone che ne hanno bisogno, rendendo la microbiologia clinica fondamentale per la diagnosi e il trattamento tempestivo delle infezioni. La sinergia tra screening, diagnosi e accesso alle cure è essenziale per combattere questa minaccia per la salute pubblica.
