Esofago di Barrett: sintomi come rigurgito acido e disfagia spiegati

L’esofago di Barrett: una condizione sottovalutata con rischi aumentati per uomini sopra i 50 anni e legata a reflusso, sovrappeso e fumo. Importante la diagnosi precoce.

Gianluca Esposito, dirigente medico dell’UOC delle Malattie dell’apparato digerente presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma, ha recentemente fornito importanti chiarimenti riguardo all’esofago di Barrett, una condizione spesso sottovalutata e poco diagnosticata. Secondo Esposito, gli uomini risultano più colpiti rispetto alle donne, con un incremento del rischio legato all’età, in particolare dopo i 50 anni. Inoltre, chi soffre di sintomi da reflusso gastroesofageo da lungo tempo, chi è in sovrappeso o fuma, e coloro che hanno una storia familiare di esofago di Barrett o tumore esofageo presentano una maggiore predisposizione a questa patologia.

Cos’è l’esofago di barrett?

L’esofago di Barrett è una complicanza rara, ma seria, del reflusso gastroesofageo. Esposito spiega che si verifica quando la mucosa dell’esofago distale subisce una trasformazione in un tessuto simile a quello intestinale, un processo noto come metaplasia, causato dall’esposizione prolungata all’acido gastrico. Questa condizione è considerata precancerosa e può progredire verso forme più gravi se non monitorata adeguatamente.

Sintomi e segnali di allerta

I sintomi più comuni dell’esofago di Barrett sono simili a quelli del reflusso gastroesofageo, tra cui il bruciore retrosternale e il rigurgito acido. Tuttavia, Esposito avverte che in molti casi la condizione può rimanere asintomatica, con il 50-60% dei pazienti che non presenta alcun sintomo. È cruciale prestare attenzione a cambiamenti significativi, come la sensazione di cibo bloccato durante la deglutizione, dolori durante i pasti, perdita di peso inspiegabile o un peggioramento dei sintomi. Anche segni come vomito, anemia o feci scure sono indicatori che richiedono una valutazione medica immediata.

Diagnosi e monitoraggio

La diagnosi dell’esofago di Barrett richiede un percorso specifico. Esposito sottolinea l’importanza di eseguire una gastroscopia di qualità, durante la quale il medico osserva la mucosa esofagea mediante un endoscopio. La mucosa normale appare di un rosa pallido, mentre quella di Barrett si presenta di colore salmone o rosso-arancio. In caso di sospetto, vengono effettuate biopsie multiple per confermare la diagnosi attraverso esami istologici. Tecniche avanzate come la cromoendoscopia virtuale possono essere utilizzate per identificare aree sospette.

Trattamenti e gestione della patologia

Il trattamento dell’esofago di Barrett varia a seconda della presenza di displasia o neoplasia. Nei pazienti senza displasia, vengono prescritti farmaci inibitori di pompa protonica per ridurre l’acidità gastrica, accompagnati da modifiche dello stile di vita, come la perdita di peso e l’abbandono del fumo. In caso di displasia o forme tumorali iniziali, si possono adottare tecniche endoscopiche avanzate come l’ablazione o la resezione. Esposito evidenzia l’importanza di un monitoraggio regolare, poiché la diagnosi precoce è fondamentale per affrontare efficacemente questa condizione. Presso il Sant’Andrea, nonostante il numero limitato di casi annuali, è essenziale che i pazienti si presentino tempestivamente per una valutazione specialistica.

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