Nel 2025, l’Italia ha registrato un incremento significativo della spesa farmaceutica, raggiungendo i 25 miliardi di euro, con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente. Questo dato è stato reso noto durante una teleconferenza tenutasi il 28 maggio 2026, organizzata dal FoSSC, il Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani. L’evento ha affrontato le implicazioni dei nuovi farmaci e delle innovazioni terapeutiche sulla salute pubblica, attirando l’attenzione di esperti e rappresentanti delle istituzioni sanitarie.
La spesa farmaceutica in italia nel 2025
Secondo i dati forniti, il 28% della spesa totale è sostenuto dai cittadini, nonostante i prezzi dei farmaci in Italia risultino inferiori rispetto a molti altri Paesi europei, con una media che varia tra il 20% e il 30%. Francesco Cognetti, coordinatore del FoSSC, ha evidenziato che l’aumento della spesa non deve sorprendere, poiché è legato all’invecchiamento della popolazione italiana, che ha raggiunto una speranza di vita di 84,1 anni, il valore più alto in Europa e il secondo a livello mondiale, dopo il Giappone.
Cognetti ha sottolineato che il progresso della ricerca ha portato all’introduzione di farmaci innovativi, spesso molto costosi. Tuttavia, ha anche messo in evidenza le conseguenze positive di tali sviluppi, come la possibilità per i pazienti affetti da malattie gravi, come la leucemia, di vivere per decenni grazie a trattamenti efficaci. Tuttavia, ha avvertito che chiedere che i costi di queste terapie rientrino in budget stabiliti vent’anni fa è irrealistico e impossibile.
Le sfide della spesa farmaceutica e le politiche sanitarie
Durante il dibattito, si è parlato anche del modello di prezzo dei farmaci adottato negli Stati Uniti, noto come Mfn (Most favored nation drug pricing), che stabilisce che il prezzo effettivo dei farmaci negli Stati Uniti deve essere pari o inferiore a quello più basso tra un gruppo di nazioni, tra cui l’Italia. Cognetti ha avvertito che questa misura potrebbe portare a una riduzione di un terzo dei lanci di nuovi farmaci in Europa. Inoltre, le attuali crisi economiche e geopolitiche stanno già causando un aumento dei costi totali, che potrebbero penalizzare ulteriormente l’Italia, ritardando l’accesso alle innovazioni terapeutiche.
Il Forum ha chiesto che le terapie innovative e i farmaci orfani siano esclusi dalla revisione del prontuario farmaceutico nazionale, considerando questi trattamenti non solo come spese, ma come investimenti nel futuro della salute pubblica. La necessità di un approccio equilibrato tra il diritto alla salute e la sostenibilità economica è stata ribadita dal presidente dell’Aifa, Robert Nisticò. Ha sottolineato l’importanza di superare la separazione della spesa farmaceutica in silos e di considerare l’efficacia terapeutica dei nuovi farmaci, nonché i risparmi potenziali derivanti da ospedalizzazioni evitate.
Il contesto della spesa sanitaria pubblica in italia
La spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta attualmente tra il 6,2% e il 6,3% del PIL, un valore inferiore rispetto a Paesi come Francia, Germania e Regno Unito, nonché alla media europea. Questo posiziona l’Italia al quattordicesimo posto in Europa e al ventiduesimo nell’OCSE. Per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica pro capite, l’Italia registra 3.835 dollari, rispetto a una media OCSE di 4.625 dollari.
Cognetti ha evidenziato il rischio di non poter garantire un modello sanitario universalistico, soprattutto considerando l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche. La pandemia ha amplificato questo divario, con altri Paesi che hanno investito significativamente di più. È chiaro che l’Italia deve affrontare sfide importanti per garantire un accesso equo e sostenibile alle cure per tutti i cittadini, in linea con i principi sanciti dalla Costituzione.
