Giornata dell’emofilia: Mancuso (Aice) sottolinea l’importanza di una struttura omogenea e del ricambio generazionale

Le criticità nei centri emofilia in Italia: disuguaglianze nell’accesso alle cure e necessità di formazione e riconoscimento delle competenze nel trattamento delle patologie emorragiche.

Maria Elisa Mancuso, vicepresidente dell’Associazione Italiana dei Centri Emofilia (AICE), ha espresso preoccupazioni significative riguardo alle problematiche che affliggono i centri emofilia in Italia. Durante il convegno per la XXII Giornata Mondiale dell’Emofilia, tenutosi il 14 aprile 2026 presso Palazzo Rospigliosi a Roma, Mancuso ha sottolineato le disuguaglianze nell’accesso alle cure causate dalla non omogenea strutturazione delle attività a livello nazionale.

Criticità nel sistema sanitario

Le criticità principali, ha spiegato Mancuso, derivano dalle differenze regionali nel sistema sanitario, il quale influisce sull’efficacia delle cure e sull’accesso ai servizi per i pazienti affetti da emofilia. “Il sistema sanitario declina a livello regionale alcune delle funzioni e questo può avere un impatto anche nell’accesso alle cure stesse, soprattutto in determinati territori, in sostanza va a crearsi una diseguaglianza“, ha affermato Mancuso, evidenziando la necessità di un intervento per garantire pari opportunità di trattamento a tutti i pazienti.

Formazione e ricambio generazionale

Mancuso ha inoltre affrontato un tema cruciale: la formazione e il ricambio generazionale nel campo della medicina ematologica. Ha notato che, sebbene ci siano giovani interessati a specializzarsi nelle malattie emorragiche, spesso provengono da ambiti come la medicina interna, piuttosto che dalla medicina trasfusionale. Questa situazione crea confusione e frammentazione nelle competenze e nei ruoli, scoraggiando i giovani professionisti. “Il nostro compito come centri emofilia è fornire una base formativa di esperienza ma anche di entusiasmo e dedizione verso quello che abbiamo sempre fatto”, ha sottolineato Mancuso, aggiungendo che è necessario un riconoscimento istituzionale più chiaro delle competenze specifiche in questo campo.

Modelli internazionali e approcci innovativi

Riguardo ai modelli internazionali, Mancuso ha dichiarato che esistono esempi di successo, come la figura dell’emostasiologo in alcuni paesi europei, un professionista dedicato esclusivamente ai disordini della coagulazione. Questo approccio potrebbe rappresentare una soluzione per migliorare la situazione in Italia, favorendo un ricambio generazionale più efficace e una maggiore specializzazione.

Appello alle istituzioni

Infine, Mancuso ha lanciato un appello alle istituzioni, invitando a riconoscere l’importanza delle competenze nel trattamento delle patologie emorragiche. Ha evidenziato che, sebbene le nuove terapie possano risultare costose, un investimento nella formazione e nell’assistenza di qualità si traduce in un uso più efficiente delle risorse e in un risparmio economico a lungo termine. “Un paziente ben curato è una persona che a livello sociale diventa produttiva“, ha concluso, suggerendo che il corretto trattamento delle patologie emorragiche non solo migliora la vita dei pazienti, ma contribuisce anche al benessere economico della società.

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