Elisabetta Licordari, una donna romana di 62 anni, ha condiviso la sua straordinaria esperienza di vita dopo un trapianto di cuore avvenuto il 24 novembre 1998. La docente di Storia dell’arte all’Università Roma Tre ha raccontato la sua storia in un’intervista rilasciata all’Adnkronos Salute, in prossimità della Giornata mondiale del cuore, che si celebra il 29 settembre. Licordari ha sottolineato l’attenzione e la scrupolosità dei medici italiani, evidenziando come il suo caso rappresenti un esempio della loro professionalità.
Un percorso difficile verso il trapianto
La malattia di Elisabetta ha avuto inizio all’età di 26 anni, quando, mentre studiava e praticava basket, ha cominciato a notare i primi sintomi di una cardiomiopatia dilatativa. Questa patologia, che provoca l’ingrossamento del cuore e può portare a gravi aritmie, era poco conosciuta in Italia all’epoca. Licordari ricorda come, inizialmente, si sentisse affaticata e avesse difficoltà respiratorie. Dopo una serie di controlli all’ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina, è stata indirizzata a Trieste, dove ha ricevuto cure all’avanguardia per la sua condizione.
Per un decennio, Elisabetta è stata monitorata all’ospedale Maggiore di Trieste, sottoponendosi a controlli regolari. Tuttavia, nel dicembre 1995, ha subito un arresto cardiaco mentre si recava a sostenere l’esame di abilitazione all’insegnamento. Fortunatamente, suo padre è intervenuto, portandola d’urgenza all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dove le è stato impiantato un defibrillatore sottocutaneo. Nonostante ciò, la sua situazione continuava a deteriorarsi, portandola a essere inserita nelle liste d’attesa per un trapianto di cuore.
Il trapianto e la rinascita
Elisabetta ha raccontato di essere stata chiamata dal professor Cesare Puricelli all’ospedale di Udine per il trapianto. Dopo due tentativi andati a vuoto, finalmente, il terzo cuore disponibile era compatibile. “Il 24 novembre 1998 è stata la mia rinascita”, ha dichiarato Licordari, che ha vissuto un vero e proprio calvario prima di arrivare a quel momento. Ha subito cinque operazioni in diverse località italiane, ma nessuna ha avuto successo fino al trapianto.
Oggi, quasi 30 anni dopo l’intervento, Elisabetta vive una vita piena. Nonostante debba assumere farmaci antirigetto e aspirina quotidianamente, ha ritrovato la sua normalità. “Lavoro, sono moglie e madre, viaggio, dipingo e ho una passione per la musica”, ha affermato, sottolineando come la sua vita, pur essendo diversa, sia comunque soddisfacente.
Un messaggio di speranza e fiducia
Alla vigilia della Giornata mondiale del cuore, Elisabetta Licordari ha voluto lanciare un messaggio di fiducia nel sistema sanitario italiano e nell’importanza della donazione di organi. Ha evidenziato come in Italia il trapianto sia gratuito, a differenza di altri Paesi, come gli Stati Uniti, dove molti non possono permetterselo. “È fondamentale sensibilizzare le persone sulla donazione: donare significa dare a più persone la possibilità di tornare a vivere”, ha concluso.
La storia di Elisabetta rappresenta non solo un esempio di resilienza, ma anche un invito a riflettere sull’importanza della donazione di organi e sulla qualità delle cure offerte dal Servizio sanitario nazionale.
