Il 14 febbraio 2026, in occasione della Giornata mondiale delle cardiopatie congenite, la Società italiana di Neonatologia (Sin) e la Società italiana di Cardiologia pediatrica e delle cardiopatie congenite (Sicp) hanno messo in luce l’importanza di un approccio multidisciplinare nella gestione dei neonati affetti da queste patologie. Le cardiopatie congenite rappresentano le malformazioni congenite più comuni, con un’incidenza globale di circa 8–10 casi ogni 1.000 nati vivi, di cui 1,7 casi su 1.000 sono forme complesse a rischio di scompenso acuto alla nascita. Nonostante i progressi in ambito assistenziale, queste condizioni continuano a essere la principale causa di mortalità nei neonati.
La situazione dei neonati con cardiopatie congenite è complessa. Secondo i dati, i feti affetti da queste malformazioni hanno un rischio doppio di nascita pretermine rispetto ai nati sani. Paolo Ferrero, co-chairperson dell’Area Cardiologia Pediatrica dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco), ha sottolineato come negli ultimi decenni si siano registrati significativi progressi nella cura di questi pazienti. Oggi, il 90% dei bambini con cardiopatie congenite riesce a raggiungere l’età adulta, contrariamente ai tempi degli interventi pionieristici degli anni ’50 e ’60, dove l’obiettivo era semplicemente salvare la vita.
Prospettive di trattamento e gestione
La gestione delle cardiopatie congenite richiede un approccio altamente specializzato. Ferrero ha evidenziato che le condizioni cliniche possono variare notevolmente in base all’età, rendendo necessarie differenti strategie diagnostiche e chirurgiche nel corso della vita del paziente. Sebbene il 90% dei bambini riesca a superare l’infanzia, una porzione significativa di loro svilupperà complicanze croniche come insufficienza valvolare e ipertensione polmonare. Queste problematiche richiedono strutture specialistiche e professionisti esperti nella cardiologia Guch (Grown-Up Congenital Heart disease).
Un tema cruciale è la diagnosi prenatale delle cardiopatie congenite, che può influenzare significativamente gli esiti clinici. Le società scientifiche hanno raccomandato un approccio multidisciplinare che coinvolga ginecologi, neonatologi, cardiologi pediatri e cardiochirurghi. È essenziale che la gestione della gravidanza avvenga in centri specializzati nella patologia materno-fetale, dove la pianificazione del parto e dell’assistenza possa essere effettuata in modo coordinato.
Importanza della comunicazione e del supporto familiare
Un altro aspetto fondamentale è il supporto alle famiglie dei neonati affetti da cardiopatie congenite. Massimo Agosti, presidente della Sin, ha sottolineato l’importanza di fornire informazioni cliniche aggiornate e un supporto psicologico costante alle famiglie. Questo è particolarmente rilevante nei casi complessi, in cui possono essere presenti malformazioni aggiuntive o anomalie genetiche. La comunicazione empatica e rispettosa è essenziale per affrontare le scelte difficili e i dilemmi etici che possono sorgere.
La letteratura scientifica è concorde nell’affermare che la nascita di un feto cardiopatico dovrebbe avvenire il più vicino possibile alla data prevista di gestazione, in strutture con competenze diagnostiche e terapeutiche adeguate. La diagnosi prenatale è quindi un passo cruciale per garantire un’assistenza ottimale, e quando non è possibile, il trasferimento a un centro specializzato diventa indispensabile.
Il professor Massimo Chessa, presidente della Sicp, ha aggiunto che alla nascita si presenta la sfida di decidere tra un intervento palliativo o un intervento correttivo definitivo anticipato, una decisione che deve essere presa con attenzione e in base alle specifiche condizioni del neonato. L’approccio individualizzato, che considera le caratteristiche fisiopatologiche di ciascun caso, è fondamentale per migliorare gli esiti a lungo termine per questi pazienti.
