Un gruppo di ricercatori internazionali, sotto la guida di Fabio Mammano, professore al Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova e ricercatore associato presso l’Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-Ibbc), ha realizzato una nuova terapia monoclonale efficace nel contrastare la crescita del glioblastoma. Questa terapia non solo rallenta la progressione del tumore, ma riduce anche l’iperattività neuronale, una condizione frequentemente associata a crisi epilettiche. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Cell Communication and Signaling” il 10 settembre 2025.
Il glioblastoma e le sfide terapeutiche
Il glioblastoma è uno dei tumori cerebrali più aggressivi e difficili da trattare. Gli esperti dell’Università di Padova e del CNR spiegano che questo tipo di cancro presenta una complessità significativa a causa della sua capacità di infiltrarsi nei tessuti circostanti e della sua resistenza ai trattamenti tradizionali. Nella ricerca, i team scientifici hanno focalizzato l’attenzione su un bersaglio molecolare specifico: i canali emisomici delle connessine, che risultano iperattivi nei tumori e rilasciano segnali pro-tumorali come l’ATP e il glutammato. Queste molecole sono fondamentali per la crescita e la proliferazione cellulare.
Utilizzando colture cellulari derivate da pazienti e un modello murino rappresentativo della malattia, i ricercatori hanno testato un anticorpo monoclonale denominato abEC1.1. Questo anticorpo è in grado di bloccare in modo selettivo alcune connessine, come Cx26, Cx30 e Cx32. I risultati ottenuti sono promettenti: è stata osservata una significativa riduzione della migrazione e dell’invasività delle cellule tumorali, oltre a un’inibizione del rilascio di ATP e glutammato. Inoltre, nei topi trattati, è stato registrato un notevole abbattimento del volume tumorale e un incremento della sopravvivenza.
Il meccanismo d’azione della nuova terapia
La nuova terapia sviluppata dal team di ricerca prevede la somministrazione dell’anticorpo sia come proteina purificata sia attraverso terapia genica mediante vettori virali AAV (virus adeno-associati). Questa seconda modalità potrebbe consentire effetti terapeutici duraturi con una sola somministrazione. I risultati dello studio evidenziano l’importanza di mirare ai canali emisomici delle connessine come bersaglio farmacologico per il trattamento del glioblastoma. La tecnologia sviluppata è attualmente oggetto di brevetto, co-titolato tra l’Università di Padova, il CNR, l’Università degli Studi di Milano e la ShanghaiTech University.
Fabio Mammano ha commentato che è la prima volta che un anticorpo terapeutico dimostra di poter contrastare simultaneamente la crescita del glioblastoma e l’iperattività neuronale indotta dal tumore. Questo approccio innovativo potrebbe aprire nuovi orizzonti per strategie terapeutiche che non si limitano a colpire le cellule tumorali, ma affrontano anche le interazioni patologiche con l’ambiente cerebrale circostante.
Collaborazioni e finanziamenti
Il progetto di ricerca è stato realizzato in collaborazione con diverse istituzioni accademiche in Italia e in Cina. Il finanziamento è stato garantito dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dalla Fondazione Cariparo, dalla Fondazione Giovanni Celeghin, dalla ShanghaiTech University e dalla Fondazione Umberto Veronesi. Daniela Marazziti, ricercatrice del CNR-Ibbc e coautrice dello studio, ha sottolineato l’importanza di affrontare i componenti molecolari che attivano la comunicazione tra le cellule tumorali e il tessuto circostante, una dinamica che contribuisce alla proliferazione incontrollata del glioblastoma.
