Hantavirus e roditori: è il momento di preoccuparsi per i ratti in città?

Il direttore dell’Istituto Zooprofilattico avverte sui rischi dell’hantavirus, evidenziando il ruolo dei roditori e rassicurando sulla situazione in Italia e nelle aree urbane.

Il 14 maggio 2026, Giovanni Cattoli, direttore sanitario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe), ha rilasciato dichiarazioni all’Adnkronos Salute riguardo alla diffusione dell’hantavirus, un virus zoonotico che ha destato preoccupazione a livello globale. Le sue parole si sono concentrate sull’importanza di comprendere il rischio associato a questo virus e sul ruolo dei roditori nella sua trasmissione.

Il ruolo dei roditori nella trasmissione dell’hantavirus

Cattoli ha sottolineato che gli hantavirus non sono una novità in Europa, dove sono stati studiati per anni. Tra i vari ceppi identificati, il virus Andes è l’unico che presenta la capacità di trasmettersi da uomo a uomo, mentre gli altri ceppi non mostrano questa caratteristica. La trasmissione di questi virus avviene principalmente attraverso il contatto stretto e prolungato, piuttosto che in modo aereo come nel caso dell’influenza. Si è fatto riferimento a un episodio avvenuto su una nave da crociera, evidenziando come, pur essendo possibile la trasmissione, non si tratta di un virus con alta efficacia di contagio.

In Europa, il serbatoio principale per gli hantavirus è rappresentato dai roditori, ma le specie coinvolte sono diverse rispetto a quelle selvatiche. Cattoli ha citato il coliargo, un roditore che non si trova in Italia e che è stato associato a un caso di infezione in una coppia di passeggeri olandesi deceduti dopo un’escursione a Usuaiha. Questo esempio evidenzia l’importanza di monitorare i contatti tra esseri umani e animali selvatici in contesti specifici.

La situazione degli hantavirus in Italia

Gli hantavirus sono virus zoonotici a RNA che possono causare malattie gravi e potenzialmente letali. Cattoli ha spiegato che nel genere degli hantavirus sono state identificate oltre 20 specie, con i roditori che fungono da serbatoio principale. Il virus si trasmette agli esseri umani principalmente attraverso l’inalazione di particelle contaminate provenienti da urina, feci o saliva, o per contatto con superfici infette. Secondo una circolare del Ministero della Salute, in Nord Italia sono stati documentati casi di roditori sieropositivi per ceppi di hantavirus associati a febbre emorragica e sindrome renale.

In Trentino, sono stati trovati anticorpi anti-Puumala virus (Puuv) nel 0,4% dei Clethrionomys glareolus e anti-Dobrava virus (Dobv) nello 0,2% degli Apodemus flavicollis. Anche se in Italia sono stati segnalati solo pochi casi sporadici di infezione, questi sono stati associati a esposizioni avvenute all’estero o in aree transfrontaliere, principalmente legati ai virus Puuv e Dobv.

Prospettive future e raccomandazioni

Cattoli ha chiarito che non ci sono motivi di preoccupazione riguardo alla possibilità che i topi di città come Roma o Milano possano diventare serbatoi di hantavirus. La maggior parte dei roditori coinvolti nella trasmissione di questo virus è di campagna, e i casi segnalati in Europa riguardano sempre roditori selvatici in contesti agroforestali. Finora non sono stati documentati casi di infezione in ambienti urbani.

Per quanto riguarda il focolaio legato alla nave da crociera, Cattoli ha avvertito che potrebbero emergere ulteriori positivi, ma ha sottolineato che questi saranno principalmente passeggeri che hanno condiviso spazi ristretti per un lungo periodo. La situazione richiede un monitoraggio attento, ma non ci sono indicazioni di un rischio diffuso per la popolazione generale.

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