Hantavirus: rischi e pericoli legati a contatti ravvicinati con roditori

L’infettivologo Marco Sisti chiarisce la trasmissione dell’Andesvirus, evidenziando il basso rischio di contagio e l’importanza di contatti ravvicinati specifici per la diffusione del virus.

ROMA – Mentre l’attenzione dei media si concentra sulla situazione dei turisti sbarcati dalla nave da crociera, l’infettivologo Marco Sisti interviene sui social per chiarire uno dei temi più discussi: la reale pericolosità del contagio tra esseri umani. Il focus riguarda l’Andesvirus (ANDV), un ceppo di Hantavirus noto per essere l’unico in grado di trasmettersi da persona a persona, sebbene con modalità molto specifiche.

Il contatto ravvicinato e i criteri di rischio

Secondo le informazioni fornite dall’esperto, che si rifà ai criteri stabiliti dai CDC (Centers for Disease Control and Prevention), non tutte le interazioni sono da considerarsi a rischio. Per definire un “contatto ravvicinato” come pericoloso, è necessario che si verifichino determinate condizioni: un contatto interumano a una distanza inferiore a 1,8 metri (sei piedi) per un tempo superiore ai 15 minuti.

Sisti sottolinea l’importanza di comprendere le vie di trasmissione per facilitare il tracciamento dei contatti. Il virus si diffonde principalmente in due modi: attraverso il contatto con roditori infetti (zoonosi) e attraverso il contatto con persone infette e sintomatiche. Questa distinzione è fondamentale per gestire eventuali focolai e per informare correttamente la popolazione.

Analisi di casi emblematici di trasmissione

Per spiegare la complessità della trasmissione del virus, l’infettivologo menziona due casi significativi avvenuti nel 2018.

Il primo è il focolaio in Argentina: durante una festa di compleanno, un paziente sintomatico ha contagiato cinque persone sedute vicino a lui. Tuttavia, sorprendentemente, altri 94 partecipanti alla festa non hanno contratto il virus. Ancora più significativo è il fatto che 82 operatori sanitari che hanno assistito i pazienti sono rimasti sani, molti dei quali senza utilizzare dispositivi di protezione individuale.

Il secondo caso riguarda una viaggiatrice negli USA: una donna tornata dagli Stati Uniti dall’area andina è risultata positiva. Il tracciamento ha coinvolto 51 persone, inclusi membri dell’equipaggio e passeggeri seduti entro un posto di distanza. Dopo sei settimane di sorveglianza, nessuno di loro ha mostrato sintomi o è risultato positivo.

Prospettive e valutazione del rischio attuale

Sebbene sia possibile che il numero di positivi tra coloro che hanno viaggiato sulla nave o che hanno avuto contatti stretti aumenti nei prossimi giorni — una situazione considerata “attesa e logica” — Sisti osserva che i focolai di Andesvirus sono noti da decenni in Sud America, ma hanno sempre coinvolto un numero limitato di persone, senza mai dare luogo a un andamento pandemico.

Le autorità sanitarie internazionali confermano questa linea di prudenza senza generare allarmismi. La WHO (OMS) ha dichiarato che “il rischio attuale per la salute pubblica rimane basso”. Anche l’ECDC ha confermato che “gli sviluppi recenti non cambiano la valutazione: il rischio per la popolazione generale in UE resta molto basso”. Infine, il CDC ha affermato che “il rischio complessivo per i viaggiatori rimane estremamente basso. I viaggi di routine possono continuare normalmente”.

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