Il 1° dicembre 2025, durante un web talk organizzato da Adnkronos, l’infettivologa Valentina Mazzotta, dell’UOC Immunodeficienze virali presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani IRCCS di Roma, ha presentato i risultati di un programma pilota relativo all’uso del cabotegravir come Profilassi Pre-Esposizione (PrEP). Questo incontro, dedicato all’innovazione nella prevenzione dell’HIV, ha avuto lo scopo di sfatare miti e convinzioni errate riguardanti questa infezione, che colpisce un’ampia fetta della popolazione.
Risultati del programma pilota allo Spallanzani
Mazzotta ha spiegato che i dati provenienti dalla prima coorte europea sul cabotegravir, presentati alla conferenza della European Aids Clinical Society (EACS), hanno rivelato un’aderenza superiore al 95% con somministrazione ogni due mesi. Il cabotegravir è un farmaco a lunga durata d’azione, approvato dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), ma non ancora rimborsato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Durante il programma pilota, la somministrazione è stata effettuata su una popolazione con difficoltà di aderenza alla PrEP orale o che aveva sperimentato effetti avversi. Il follow-up di sette mesi non ha registrato nuovi casi di infezione, confermando l’efficacia del cabotegravir. Mazzotta ha sottolineato che oltre il 20% dei partecipanti ha richiesto di passare alla PrEP a lunga durata, evidenziando l’interesse e la fiducia verso queste nuove opzioni terapeutiche.
Comparazione con altre opzioni di PrEP
Durante la conferenza EACS, è stato presentato anche lo studio CLARITY, che ha confrontato l’accettabilità e la tollerabilità del cabotegravir con un’altra opzione di PrEP iniettabile, il lenacabavir, che sarà somministrato ogni sei mesi. Mazzotta ha riferito che i pazienti che hanno ricevuto il cabotegravir hanno riportato una tollerabilità molto alta, mentre coloro che hanno provato il lenacabavir hanno segnalato un numero maggiore di eventi avversi, in particolare noduli nel sito di iniezione. Questo studio ha dimostrato l’importanza di raccogliere dati a lungo termine per comprendere come l’esperienza di somministrazione possa influenzare l’accettabilità e l’aderenza alla terapia.
Barriere all’aderenza e necessità di informazione
Mazzotta ha messo in evidenza che, nonostante l’efficacia delle strategie di prevenzione, esistono notevoli ostacoli all’accesso alla PrEP, come lo stigma e la difficoltà di discussione riguardo alla vita sessuale. Ha sottolineato che i dati iniziali sulla PrEP in Italia mostrano un tasso di interruzione del programma del 25% nel primo anno, con fattori predittivi legati all’età giovane e all’uso di sostanze durante i rapporti. L’infettivologa ha concluso evidenziando l’importanza di un’informazione adeguata per migliorare l’accesso alla PrEP e per abbattere le barriere culturali che ostacolano una comunicazione aperta riguardo alla salute sessuale.
