Ogni anno, circa 1,67 milioni di persone in Italia si dedicano alla donazione di sangue e plasma, un gesto che ha il potere di salvare fino a tre vite con una sola sacca. Questo dato significativo è al centro della campagna promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, celebrata il 14 giugno. Questa ricorrenza rappresenta un tributo globale ai milioni di volontari che, con un atto di solidarietà e gratuità, forniscono un supporto indispensabile ai sistemi sanitari di tutto il mondo, contribuendo in modo cruciale durante le emergenze, i parti, le operazioni chirurgiche, le terapie oncologiche e la gestione a lungo termine di gravi patologie. Tuttavia, resta da chiedersi: donare sangue è vantaggioso anche per chi compie questo gesto? E quali sono i requisiti per diventare donatori?
I donatori in Italia
In Italia, il numero di donatori di sangue continua a crescere, con oltre 3 milioni di donazioni registrate nel 2024. Queste donazioni hanno permesso di trasfondere circa 640.000 pazienti e di fornire medicinali plasmaderivati a migliaia di persone ogni giorno. Secondo gli esperti della piattaforma anti-bufale “Dottore, ma è vero che…?” della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), la donazione di sangue è un atto gratuito, anonimo e volontario. Benché l’utilità per i riceventi sia indiscutibile, molti donatori credono erroneamente di ricevere benefici diretti per la propria salute. Gli esperti chiariscono che il principale vantaggio documentato è di natura preventiva. Infatti, ogni donazione comporta una serie di controlli sanitari gratuiti: si misura la pressione arteriosa, si verifica il livello di emoglobina e si compila un questionario sullo stato di salute. In alcuni casi, è anche previsto un elettrocardiogramma.
Il campione prelevato viene sottoposto a esami completi, tra cui emocromo e marcatori per Hiv, epatiti B e C, sifilide e, per i donatori abituali, anche colesterolo e trigliceridi. Questo screening rappresenta una vera e propria opportunità di medicina preventiva, in quanto può rivelare condizioni di salute sconosciute al donatore. Inoltre, alcuni studi osservazionali hanno evidenziato che molti donatori provano una sensazione di soddisfazione per il gesto altruistico, un effetto positivo comune nel volontariato. Tuttavia, sebbene si parli spesso di benefici per la salute cardiovascolare legati alla donazione, gli esperti avvertono che le prove scientifiche non sono sufficienti per confermare questa affermazione. La complessità della questione richiede ulteriori studi per comprendere meglio i legami tra donazione di sangue e salute.
Chi può donare sangue?
La possibilità di donare sangue è aperta a tutti i cittadini italiani e stranieri che siano in possesso di un documento di identità valido. Secondo le informazioni fornite dal sito “Dona il sangue” del Ministero della Salute e del Centro Nazionale Sangue, per diventare donatori è necessario avere un’età compresa tra i 18 e i 65 anni. Per i donatori periodici over 65, fino a 70 anni, è prevista una valutazione clinica dei fattori di rischio. È richiesto anche un peso corporeo minimo di 50 kg e un buono stato di salute. Prima di ogni donazione, vengono effettuati controlli sulla pressione arteriosa e sulla frequenza cardiaca, oltre a verifiche sui livelli di emoglobina.
Per tutelare la salute dei donatori, la normativa italiana stabilisce un massimo di quattro donazioni di sangue intero all’anno per gli uomini e per le donne non in età fertile, e di due per le donne in età fertile, con un intervallo minimo di tre mesi tra un prelievo e l’altro. Ogni donazione comporta una perdita di ferro stimata tra i 200 e i 300 mg, e chi dona frequentemente, in particolare le donne in età fertile, può andare incontro a una riduzione delle riserve di ferro, manifestando sintomi come stanchezza e difficoltà di concentrazione. Una revisione sistematica del 2026 ha confermato che donare con intervalli più brevi di quelli raccomandati può aumentare il rischio di carenze di emoglobina e ferritina. Gli esperti raccomandano di seguire attentamente le indicazioni dei medici dei centri trasfusionali e di segnalare eventuali sintomi di stanchezza insolita.
Il valore della donazione di sangue è innegabile. Essa rappresenta un farmaco salvavita che non può essere replicato in laboratorio e per il quale non esistono alternative. Chi decide di donare dovrebbe farlo per motivi altruistici, contribuendo a salvare vite, piuttosto che come strategia di prevenzione personale. È fondamentale che ogni donatore rispetti le indicazioni mediche e gli intervalli previsti dalla normativa per garantire la propria salute e quella degli altri.
