L’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, nota come Alice Italia Odv, ha lanciato un’importante analisi in vista della Settimana Mondiale del Cervello, che si svolgerà dal 15 al 22 marzo 2025. L’attenzione si concentra su un aspetto spesso trascurato: il legame tra il sonno e il rischio di ictus cerebrale. Gli esperti avvertono che un pisolino eccessivamente lungo potrebbe essere un segnale preoccupante per la salute cerebrale.
L’ictus cerebrale, un evento acuto e drammatico, è spesso percepito come un evento inatteso, ma i professionisti di Alice Italia sottolineano che raramente si manifesta all’improvviso. La maggior parte dei casi è il risultato di un lungo processo che coinvolge diversi fattori di rischio. Tra questi, emerge in modo crescente l’importanza di stress cronico e alterazioni del sonno, sia notturno che diurno, come elementi critici per la salute cerebrovascolare.
Il ruolo dello stress
L’analisi di Alice Italia evidenzia come lo stress faccia parte della vita quotidiana. Tuttavia, il problema sorge quando lo stato di allerta diventa persistente. In presenza di stress cronico, il corpo mantiene attivi i sistemi di risposta allo stress, portando a una produzione prolungata di ormoni come il cortisolo. Questo può causare un aumento della pressione arteriosa e una maggiore rigidità dei vasi sanguigni, favorendo l’aterosclerosi e la formazione di trombi.
Valeria Caso, responsabile della Struttura Complessa UO Neurologia Stroke Unit presso il Polo Ospedaliero di Saronno, spiega che lo stress cronico deve essere considerato un fattore biologico significativo. Quando questi meccanismi rimangono alterati nel tempo, il rischio di eventi cerebrovascolari, come l’ictus, aumenta notevolmente. Le persone che vivono situazioni di stress cronico presentano una maggiore incidenza di ipertensione e di eventi cardiovascolari, che sono tra i principali fattori di rischio per l’ictus cerebrale.
L’importanza del sonno
Il sonno non è solo un momento di riposo, ma una fase attiva di recupero e regolazione. Durante il sonno fisiologico, la pressione arteriosa si riduce e l’attività del sistema nervoso simpatico diminuisce. Tuttavia, quando il sonno è insufficiente o disturbato, questa protezione viene compromessa. Gli esperti avvertono che dormire meno di 5-6 ore per notte o più di 8-9 ore è associato a un aumento del rischio di ictus.
Particolare attenzione viene data all’apnea ostruttiva del sonno, una condizione spesso non diagnosticata che colpisce una parte significativa della popolazione adulta. Le pause respiratorie notturne possono causare ipossia intermittente e oscillazioni della pressione arteriosa, contribuendo a un danno vascolare progressivo. Le persone con apnea ostruttiva del sonno hanno un rischio di ictus circa doppio rispetto a chi non ne soffre.
Inoltre, i sonnellini prolungati e involontari possono aumentare il rischio cerebrovascolare. Una revisione di studi pubblicata su Sleep Medicine Reviews ha mostrato che i sonnellini brevi hanno un impatto minimo sul rischio, mentre quelli superiori ai 90 minuti possono aumentarlo fino all’80%. Anche i sonnellini non programmati sono associati a un rischio ancora più elevato.
I segnali dell’ictus
Andrea Vianello, presidente di Alice Italia Odv, sottolinea che l’ictus può manifestarsi all’improvviso, ma il rischio si accumula nel tempo. È fondamentale prestare attenzione a segnali come la stanchezza persistente o la sonnolenza diurna, che possono essere indicatori di un sonno di scarsa qualità. La prevenzione dell’ictus non si limita al controllo dei fattori di rischio noti, come ipertensione, diabete e fumo, ma deve includere anche la qualità del sonno e la gestione dello stress.
Alice Italia invita a non sottovalutare i sonnellini frequenti e involontari, soprattutto se recenti o in aumento. È importante discuterne con il proprio medico per una valutazione del rischio cardiovascolare e dei disturbi del sonno. Il cervello, infatti, può lanciare segnali molto prima che un ictus si manifesti.
