ROMA – Il crescente innalzamento delle temperature sta influenzando in modo significativo la diffusione delle arbovirosi, malattie virali trasmesse da zanzare, come Dengue, Chikungunya e West Nile. La relazione tra l’aumento della temperatura e la proliferazione degli insetti vettori è stata evidenziata da esperti durante un congresso tenutosi a Verona il 15 marzo 2025, organizzato dall’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. Secondo le analisi, per ogni incremento di un grado Celsius nella fascia di temperatura compresa tra i 23 e i 32 gradi, la trasmissibilità di queste malattie aumenta di oltre il 20%. Tale situazione solleva preoccupazioni riguardo alla possibilità di un’espansione delle aree colpite da focolai autoctoni, non solo in Italia ma anche in altri Paesi.
Il congresso e le misure di sorveglianza
Il congresso ha visto la partecipazione di rappresentanti del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità. Gli esperti hanno sottolineato l’importanza di rafforzare le misure di sorveglianza e di migliorare la tempestività degli interventi. È fondamentale coinvolgere attivamente la popolazione nella lotta contro queste malattie, attraverso la prevenzione e l’educazione sanitaria. È stato evidenziato che l’uso di repellenti e la rimozione dei luoghi di riproduzione delle zanzare devono essere pratiche adottate anche nei periodi primaverili e autunnali, e non solo in estate.
Aumento del rischio di trasmissione
Federico Gobbi, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar e Professore associato di malattie infettive all’Università di Brescia, ha dichiarato che le arbovirosi non sono più fenomeni sporadici, ma si stanno stabilizzando nel territorio italiano a causa del cambiamento climatico. Diverse ricerche internazionali, pubblicate su riviste scientifiche come Frontiers in Climate e Tropical Medicine and Infectious Disease, confermano che per ogni grado di aumento della temperatura, il rischio di trasmissione delle arbovirosi principali aumenta significativamente.
Studi e ricerche sulle arbovirosi
Uno studio ha analizzato 45 ricerche condotte in Paesi con alta incidenza di Dengue, come Brasile, Indonesia e India, mostrando un incremento del 16% del rischio di contrarre la malattia per ogni grado di temperatura in più. Un altro studio ha esaminato 1.145 casi di West Nile registrati in Italia tra il 2012 e il 2020, identificando la temperatura media dell’aria come il principale fattore predittivo, con un aumento del 32% del rischio di malattia per ogni grado di incremento. Infine, un’analisi sistematica di 34 studi ha confermato l’influenza della temperatura sulla capacità delle zanzare di trasmettere la Chikungunya, evidenziando un effetto più marcato oltre i 28 gradi Celsius. Federica Gobbo, medico veterinario del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha aggiunto che il cambiamento climatico accelera il ciclo riproduttivo delle zanzare tigre e riduce l’efficacia delle temperature invernali nel controllarne la popolazione.
Importanza della sorveglianza attiva
Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, ha sottolineato l’importanza di una sorveglianza attiva e di un monitoraggio costante, anche in assenza di emergenze evidenti. È essenziale adottare misure di prevenzione continua per intercettare tempestivamente i segnali di rischio, prima che si sviluppino in focolai diffusi. L’ISS, attivamente coinvolto nel contrasto alle arbovirosi, collabora con altre istituzioni per affrontare questa problematica in modo strutturato. Il congresso di Verona rappresenta un esempio di cooperazione tra enti, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza delle arbovirosi all’inizio della stagione.
Situazione attuale delle arbovirosi in Italia
Dal gennaio 2026 ad oggi, sono stati confermati 133 casi di Dengue, tutti legati a viaggi all’estero. Il 2024 ha registrato un picco con oltre 700 casi a livello nazionale, inclusi 223 casi nel focolaio di Fano, il più grande mai registrato in Europa. Per quanto riguarda la Chikungunya, i casi confermati sono attualmente 13, tutti importati, mentre il 2025 ha visto un incremento eccezionale con 469 casi, di cui 384 autoctoni. Anche il West Nile ha avuto un anno record nel 2025, con 274 casi, rendendo l’Italia il Paese più colpito in Europa.
