Mauro Minelli, immunologo e professore di Nutrizione clinica presso l’Università Lum Giuseppe Degennaro, ha recentemente condiviso la sua visione sulla frisella pugliese, un alimento che ha conosciuto un’evoluzione sorprendente. Da umile piatto della tradizione contadina, è diventato un simbolo di alta gastronomia balneare, con prezzi che possono raggiungere i 17 euro. Questo fenomeno si manifesta soprattutto nelle località turistiche del Salento, dove la richiesta di piatti tipici è in costante aumento.
La storia della frisella pugliese
La frisella ha origini antiche, risalenti ai Fenici, che la utilizzavano come pane da viaggio. I marinai la conservavano infilata su una corda, rendendola un alimento pratico per le lunghe navigazioni. Anche i Crociati la consumavano, inzuppandola nell’acqua di mare e condita con olio e cipolla. Oggi, questo cerchio biscottato di grano duro, orzo o integrale, è diventato un piatto di tendenza, particolarmente sui social media. Molti VIP la presentano in modo originale, come bagnandola con acqua di mare per attrarre follower.
Minelli sottolinea che la frisella è un alimento di grande valore nutrizionale, in linea con la dieta mediterranea. Con un basso contenuto di grassi e un apporto calorico che si attesta tra le 300 e le 330 kcal per 100 grammi, la frisella è un concentrato di carboidrati. Questo la rende un’opzione ideale per chi cerca un pasto leggero e nutriente, perfetto per le calde giornate estive.
Trasformazione da cibo povero a piatto gourmet
La frisella, nella sua versione classica, è semplice e gustosa: basta bagnarla in acqua fredda, aggiungere pomodoro, sale, origano e un filo d’olio extravergine. Ma la sua versatilità permette di arricchirla con ingredienti come tonno, capperi e olive, trasformandola in un pasto completo. Tuttavia, Minelli osserva che, con l’aumento del turismo e la crescente domanda di piatti gourmet, i prezzi delle friselle in alcune località del Salento hanno subito un’impennata.
Nei ristoranti e nei chioschi sulla spiaggia, una frisella condita può costare fino a 8 euro, mentre le versioni più elaborate possono arrivare a 17 euro. Questo cambiamento di prezzo ha portato la frisella a essere considerata un simbolo di alta finanza balneare, una situazione che stravolge le sue origini come cibo semplice e accessibile a tutti. La richiesta di piatti tipici, unita alla voglia di monetizzare ogni aspetto dell’esperienza turistica, ha generato un fenomeno di “lievitazione” dei prezzi, creando un divario tra il costo originario e quello attuale.
Il valore intrinseco della frisella
Malgrado l’aumento dei prezzi, Minelli afferma che il vero valore della frisella risiede nella sua semplicità. Che venga acquistata per pochi centesimi dal fornaio o pagata diciassette euro in un ristorante elegante, la sostanza rimane invariata. La frisella non ha bisogno di sofisticazioni per brillare. La sua preparazione richiede un rituale antico: l’ammollo in acqua per ottenere la giusta consistenza e il condimento con ingredienti freschi e genuini.
Il piacere di mangiare una frisella, secondo Minelli, non si misura in termini di prezzo, ma nella genuinità del gesto finale: leccarsi le dita dopo aver raccolto le ultime briciole. Questo momento rappresenta l’essenza di un cibo povero ma perfetto, dove il rispetto della tradizione e il gusto autentico prevalgono su qualsiasi tentativo di trasformazione commerciale. La frisella, quindi, rimane un simbolo di autenticità e semplicità, capace di resistere alle mode del momento.
