Il 6 febbraio 2026, Federica Cerri, neurologa del Centro Clinico Nemo di Milano, ha condiviso importanti riflessioni riguardo alla Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e alla sua gestione, durante un’intervista con Adnkronos Salute. La dottoressa ha sottolineato come una diagnosi di SLA non influisca solo sul paziente, ma anche sull’intera famiglia, evidenziando la necessità di un supporto continuo e di una rete di assistenza multidisciplinare.
Il valore del pasto nella vita dei pazienti con SLA
Cerri ha lanciato un messaggio chiaro: “Nessuno deve sentirsi solo”. Questo è il principio che guida il progetto “A cena con la SLA”, avviato da Aisla e Slafood, con la collaborazione scientifica dei Centri Clinici Nemo e il supporto di Zambon. La videoserie, disponibile dal 28 gennaio 2026 sui siti di Aisla e Slafood, si propone di raccontare le esperienze dei pazienti affetti da SLA e disfagia, una condizione che ostacola la deglutizione.
La neurologa ha spiegato che la SLA rappresenta una sfida quotidiana, mettendo a dura prova le autonomie fondamentali, come la forza di una mano, la capacità di respirare e di parlare. È quindi cruciale un approccio integrato che possa anticipare le difficoltà che i pazienti affronteranno nel loro percorso di vita. “Difendere ogni singola autonomia, anche la più piccola, è fondamentale”, ha affermato Cerri, evidenziando come le piccole autonomie siano essenziali per la dignità e la quotidianità del paziente.
La dimensione sociale della terapia
Cerri ha messo in evidenza l’importanza delle relazioni nel trattamento della SLA. “Curare la SLA significa anche prendersi cura delle relazioni”, ha sottolineato, riferendosi all’importanza di mantenere un legame con i propri cari e alla necessità di non perdere il contatto con la vita quotidiana. Il momento del pasto, in particolare, assume un significato profondo: “Mangiare insieme è memoria, convivialità, identità”.
Tuttavia, la malattia può compromettere questa esperienza. Circa il 30% dei pazienti presenta già difficoltà di deglutizione all’esordio dei sintomi, e quasi tutti perdono progressivamente questa capacità nel corso della malattia. Cerri ha chiarito che non si tratta solo dei rischi fisici associati, come aspirazioni o infezioni, ma anche delle difficoltà emotive e sociali che possono insorgere. “Sedersi a tavola può diventare faticoso e imbarazzante”, ha spiegato, evidenziando il rischio di isolamento e il forte impatto emotivo.
Il ruolo del team multidisciplinare
In questo contesto, il contributo di un team multidisciplinare diventa cruciale. La dottoressa Cerri ha descritto l’importanza di una valutazione accurata della deglutizione, della creazione di piani nutrizionali personalizzati e dell’adattamento delle consistenze alimentari. Le preparazioni con consistenze modificate, se realizzate con attenzione, possono risultare sicure e nutrizionalmente bilanciate, oltre a essere gustose e culturalmente significative per il paziente.
“Possiamo cambiare la consistenza del cibo, ma non il significato dello stare a tavola insieme”, ha concluso Cerri, sottolineando come il semplice atto di condividere un pasto, anche in forme diverse, rappresenti una terapia invisibile ma estremamente potente per le persone affette da SLA.
