Le ferie non godute durante il Covid? Un tesoretto per i lavoratori: ecco a chi si applica

La questione delle ferie arretrate nel settore sanitario e nella Pubblica amministrazione sta generando contenziosi significativi, con indennizzi già superiori a 10 milioni di euro.

ROMA – La questione delle ferie arretrate e dei potenziali risarcimenti sta emergendo come un tema cruciale nel panorama lavorativo italiano. Con l’avanzare del 2025, il lascito della pandemia di Covid-19 continua a influenzare profondamente il settore sanitario e la Pubblica amministrazione. Molti professionisti, che si sono trovati in prima linea nella lotta contro il virus, si trovano ora a gestire un accumulo di ferie non godute, un problema che riguarda un’ampia fascia di lavoratori, tra cui medici, infermieri e forze dell’ordine.

La situazione complessa delle ferie non utilizzate

La situazione è complessa: chi ha cambiato lavoro, chi si appresta a farlo o chi è andato in pensione, spesso si ritrova con un monte di ferie non utilizzate. Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners (C&P), evidenzia che queste ferie non godute non sono state perse e possono ancora essere monetizzate. Fino ad oggi, le azioni legali intraprese da C&P hanno portato a indennizzi per un valore complessivo superiore a 800mila euro, di cui 156mila euro già incassati nei primi mesi del 2026.

Il debito invisibile lasciato dal Covid

Il tema delle ferie non godute è supportato da un orientamento giurisprudenziale ben definito, come dimostra la recente sentenza n. 839/2026 del Tribunale di Messina. Questa decisione ha riconosciuto a un dirigente medico oltre 12mila euro per ferie maturate e mai utilizzate durante l’emergenza sanitaria. Durante la pandemia, molte aziende sanitarie hanno sospeso ferie e congedi per garantire la continuità dei servizi, costringendo i professionisti a lavorare incessantemente in reparti ad alta intensità Covid.

Questa situazione ha generato un notevole costo per le amministrazioni pubbliche, poiché la sentenza di Messina stabilisce chiaramente che se un lavoratore non ha potuto usufruire delle ferie, il diritto all’indennità sostitutiva rimane valido anche a distanza di tempo. La decisione del giudice ha tenuto conto della sospensione generalizzata dei congedi e della carenza di personale, confermando l’importanza di tutelare i diritti dei lavoratori.

Onere della prova e diritti dei lavoratori

Un aspetto cruciale della pronuncia riguarda l’onere della prova. Il Tribunale ha affermato che non è compito del lavoratore dimostrare di aver richiesto ferie senza ricevere risposta, ma spetta al datore di lavoro provare di aver invitato il dipendente a usufruirne. Questo principio potrebbe avere un impatto significativo su molte situazioni ancora irrisolte dopo la pandemia. Borin sottolinea che migliaia di sanitari hanno rinunciato alle ferie per garantire assistenza ai pazienti, spesso in un contesto di sospensioni generalizzate e carenze di organico. Il risultato è un debito invisibile accumulato durante gli anni di emergenza, con giornate di riposo mai recuperate che possono essere monetizzate in caso di dimissioni o pensionamento.

Incremento del contenzioso

Il fenomeno delle ferie non godute sta vivendo un incremento senza precedenti. Secondo il monitoraggio del team legale di C&P, nei primi mesi del 2026 sono state emesse oltre 1600 sentenze a livello nazionale, con un tasso di accoglimento che supera il 98%. Queste condanne hanno portato a liquidazioni complessive, inclusi i rimborsi delle spese legali, che hanno già superato i 10 milioni di euro. Le liquidazioni più elevate continuano a riguardare il settore sanitario, dove alcuni dirigenti medici hanno ottenuto riconoscimenti superiori ai 50-60mila euro per posizione. Questa situazione mette in evidenza l’importanza di tutelare i diritti dei lavoratori e di garantire che le loro esigenze siano ascoltate e rispettate.

Condivi su: